La sindrome di Stoccomoda.

Torneranno i ritardatari e i perennemente in anticipo. Tornerà l’andare e l’arrivare, dopo questo eterno stare, nelle proprie emozioni, nei propri pensieri.

Torneranno le risate al lavoro, i tormentoni coi colleghi, i bagni condivisi, che noi smart lo eravamo più prima. E di questo smart working l’unica cosa che mi piace è che se sei fortunato puoi fare sesso estemporaneo in ufficio invece del coffee break.

Torneranno anche quelli che non ci mancavano per niente, quelli che non sono mai andati via veramente. Le guardie, gli arrabbiati, gli annoiati, i complottisti. Ma soprattutto i moralisti. I moralisti non sono mai protagonisti, hanno un ruolo di contorno, sono gente da coro greco, laterale, raramente un moralista è originale. Il moralista ha pure ragione, ma che palle chi pensa di insegnare a nuotare senza lasciarsi schizzare.

Torneremo a fare la spesa insieme, in un vecchio magazzino una volta al mese, e tu all’ultimo scapperai a fare il giro di ricognizione in extremis tra gli scaffali e la commessa mi guarderà ancora come dire “tornerà”?. E tornerai, perché torni sempre, di solito con un pacco famiglia di Bucaneve o di qualche altro biscotto da anziani.

Torneranno le cose che odiavo, le feste per i bambini, i parchi pieni e i polveroni, le mamme che urleranno ai figli di uscire dal mare e le mamme saranno più culone, ma del culone per un po’ non ci vorremo preoccupare.

Tornerà l’odio per il lunedì, tornerà il fastidio per la routine. Quante volte dopo un dolore grande ci siamo detti: le cose importanti sono altre e invece alla fine abbiamo ripreso a litigare per le beghe di lavoro, per una risposta data male… è che quel che in tempi di guerra ci ripromettiamo, in pace ce lo dimentichiamo.

Torneremo a scrivere “ci meritiamo l’estinzione” sotto un post di denuncia sociale e a scordare che questi sono momenti in cui è necessario stare attenti anche a scherzare, anche a desiderare, perché la vita sta lì a prendere appunti e a origliare.

Torneranno le passeggiate e ricorderemo il 2020 come l’anno in cui fu inverno e poi estate. Torneranno le prime volte, il primo concerto del dopo, la prima vacanza del dopo, la prima mano stretta, la prima partenza. E l’attività dell’autunno, la scuola, gli impegni ci sembreranno la vera vacanza.

Torneranno le coppie che si baciano ai semafori e torneranno pure le scuse per non uscire. E poi arriveranno cose nuove, sorprendenti, cose che ci diremo “ma che davvero siamo arrivati a questo? È da deficienti!”. Arriverà, perché io la sento già arrivare, la nostalgia per il carceriere. La Sindrome di Stoccovid o di Stoccomoda la chiameranno, perché la sospensione ci dava la possibilità di non scegliere, di non muoverci. E cosa c’è di più semplice, quando non sai dove andare (cosa fare della tua vita, che lavoro trovare, se avere dei figli, se rimandare, se continuare una relazione o se lasciare), che l’essere obbligato a stare e stare a guardare. Nessuna aspettativa sull’essere rampante, performante, arrembante, sfidante, arrapante, brillante ma nemmeno seducente, dirompente, coerente, dissidente, vincente, presente, sorprendente ma nemmeno produttivo, volitivo, intuitivo, sportivo, propositivo. La nostalgia per non dover essere niente, quando ti si chiede di essere solo obbediente.

Foto:

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Susanita

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13 thoughts on “La sindrome di Stoccomoda.

  1. molto vero, questo: Quante volte dopo un dolore grande ci siamo detti: le cose importanti sono altre e invece alla fine abbiamo ripreso a litigare per le beghe di lavoro, per una risposta data male… è che quel che in tempi di guerra ci ripromettiamo, in pace ce lo dimentichiamo.

  2. E però ci sono semi in pancia che crescono e diventano piccoli umani, che se strafregano di tutto. Che ci ricordano che la vita va avanti, eccome. Non “torneremo”, bensì “diventeremo” ancora e ancora e ancora

  3. Purché torni.
    Aspetto l’aria, i passi messi in fila con i respiri, gli abbracci, gli 86 scalini per salire e scendere da casa più volte al giorno perfino con le borse della spesa. Aspetto

  4. Pingback: Le parole della quarantena – erodaria

  5. Federica says:

    Tornerà la libertà…ma forse, per molti, è già tornata. Perchè oggi 3 aprile 2020 a Milano, in questa bella giornata di primavera, per molti le passeggiate in libertà sono già tornate.

  6. francesca says:

    Ironica questa allusione a Stoccolma? Li’ (e in tutta la Svezia) c’e’ qualcuno che auspica l’obbligo all’obbedienza e non questo libero arbitrio che atterrisce.

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