Le certezze che non intendo minare.

I fagiolini vanno puliti a mano, senza coltello, perché altrimenti non togli il filo.

Il coltello a destra la forchetta a sinistra e Csaba suca. Che poi una stronza come quella che ti fa le pulci al centrotavola non la inviterei manco a prendere un rosolio.

A casa c’è sempre carenza di mollette, calzini, cuscini, cucchiaini. Ma abbondanza di balsamo e shampoo. Ricorda: a fare schifo non sono i tuoi capelli, ma i prodotti che scegli.

Non è mai troppo il tempo che passa tra la prima sveglia che hai spento e i piedi sul pavimento.

A un uomo che ne capisce di vino, preferirai sempre quello che sa aprire la birra con l’accendino.

Ti piacciono quelli gentili, che al bar si appoggiano al bancone, ma che sanno stare al posto loro con le parole.

Detesti chi non sa presentare le persone. Che tu resti lì, in silenzio a sentire una conversazione, come un coglione, sorridi, annuisci. È un’arte quella del presentare, un gesto d’inclusione. “Vi conoscete?”, “No?”, “Lei è… lui è… Se prima parlavamo in due, adesso parliamo in tre”.

Odi chi risponde di fronte ai consigli “non puoi capire, non hai figli”. A prescindere dall’ intenzione di procreare del proprio interlocutore, la risposta corretta è “tu non hai i MIEI figli”, non “tu non sei genitore”.

Entrando nel personale: si dice lasciare qualcuno. Ma la verità è che quando ho chiuso definitivamente una storia, un’amicizia, una collaborazione, so che chi lasciavo ero solo io, quella me stessa che trovavo ormai insopportabile, la me di cui mi ero totalmente disinnamorata. Ciò che più mi infastidiva nell’altro era la mia voce, i miei discorsi in tondo, la mia voglia di litigare senza sapere perché e senza possibilità di resurrezione.

Non credo ai cuori di pietra, anche la pietra a una certa temperatura diventa lava. Lo so perché l’ho visto accadere.

Dietro a un brutto modo di fare c’è quasi sempre una storia, un percorso doloroso da capire e raccontare. Se uno c’ha il palo in culo è spesso perché qualcosa è andata storta in qualche salto in alto della vita. Nonostante questo mi avvalgo del diritto di non indagare, di quella favolosa reciproca facoltà di archiviare le persone che ti fanno, con tutto il rispetto, semplicemente cagare.

Quando abbiamo scoperto che eri una bambina, tuo padre mi ha detto che in te mi avrebbe cercata, vista crescere, diventare adolescente, ragazza, donna, a partire da neonata. Una gran bella dichiarazione, lui parla poco d’amore, ma quando parla ogni volta mi sposa. Però io ti vorrei diversa, ti vorrei una smentita della mia vita. Vorrei soprattutto che non cercassi come me la soddisfazione prima della serenità, che sono due cose ben distinte. La soddisfazione ha molto a che fare con se stessi, con un rapporto intimo e travagliato con le proprie paure e i propri limiti, prevede il tormento. La soddisfazione dura poco e ti lascia affamata e subito vuota. Vorrei che sentissi e accettassi che la vita e l’amore non ti dovrebbero prendere né perdere per sfinimento. Se trovi la persona con cui è perfetto dormire, puoi anche evitare di sognare. Per una volta abdicare alle fantasie e affidarsi al reale.

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5 thoughts on “Le certezze che non intendo minare.

  1. (Vorrei soprattutto che non cercassi come me la soddisfazione prima della serenità……….) incredibile come certi pensieri si rispecchiano tali e quali in quelli di altre persone.

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