Quando piange.

Ricordavi tutto, ma non il pianto di un neonato, quando il neonato è il tuo.

Tua figlia che piange ha la voce di tutti gli amanti feriti, il suono di tutte le mail che non hai letto o che hai letto e hai scordato e sono rimaste senza risposta. Ha la voce arcigna dell’ostetrica dell’ASL (che poche settimane fa non ti voleva fare il tampone perché eri trentunesima e lei sosteneva che l’ambulatorio tamponasse solo trenta gravide al giorno e tu hai voluto parlare con la direzione perché questa regola del trenta non era scritta da nessuna parte ed eri rimasta in coda in piedi tre ore in attesa del tuo turno e quindi sì alla fine la direzione le ha imposto “hai fatto trenta facciamo trentuno” e lei ha fatto trentuno ma era incazzata come una vipera e non è bello avere qualcuno inviperito che armeggia con un tampone dalle parti del tuo culo mentre sei incinta di nove mesi e quando ha finito il tamponamento ti ha detto stizzita “spero sia contenta ora” e tu hai risposto “sono contenta soprattutto di non essere una stronza come lei” e comunque non c’è niente che  faccia più ridere di due sconosciuti che si insultano dandosi del lei), ha la voce della tua dentista che ti sgrida perché non dai abbastanza importanza agli interstizi dentali. Ha la tua voce quando litighi e hai torto, il suono che più ti ferisce al mondo. Ha la voce degli amici che hai trascurato pensando che tanto sarebbe bastata una telefonata perché i veri amici possono non vedersi per anni e poi quando si ritrovano è tutto come prima e invece non è vero, l’amicizia ha bisogno di manutenzione, come ogni forma di relazione. Ha la voce di chi ti ha accusata di essere cambiata. E tu pensavi che cambiare fosse bello, cambia il bruco in farfalla, cambia il fiore in frutto e invece ti perdonano tutto, ma il cambiamento no. Ma poi magari non sei cambiata, sei la stronza di sempre, solo che all’inizio non volevi spoilerare tutto il seguito, non sei cambiata, no, hai semplicemente tirato fuori uno di quei finali che ci resti di merda tipo Parasite. Mica brutto Parasite.

Quando piange ha la voce di Giusy Ferreri che fa un coro con quella di Muffami Muffami Muffami eh eh e con il cantante degli ACDC. Quando piange dà sfogo ad atroci verità, tipo che l’amore non ti completa, è proprio il contrario, l’amore ti crepa, ti fa a pezzi, ti mischia gli organi interni. Non siamo un mobile Ikea da montare, anche se THESJÖ sarebbe un bellissimo nome per una libreria componibile. La THESJÖ avrà sempre un paio di viti in più, inoltre hai scoperto che pure le viti possono essere maschio e femmina, insomma dalla questione incontri e completamenti non se ne esce. L’amore sarà pure la risposta, ma non è la soluzione, non siamo cubi di Rubik in cerca di mani capaci, anche perché un cubo di Rubik risolto è solo un dado dalle facce colorate, un inutile soprammobile.

Ricordavi tutto, ma non il pianto di un neonato, quando il neonato è il tuo. Non ricordavi che, quando piange la tua bambina, le metti una mano sulla pancia per farla smettere e in effetti i neonati degli altri smettono, non la tua. La tua si calma qualche secondo giusto il tempo di illuderti e poi riparte a piangere più forte e allora la prendi in braccio da seduta per calmarla e i neonati degli altri si calmano, non la tua che si cheta qualche secondo per far scorta di fiato e ricominciare più forte di prima. Così la prendi in braccio da seduta ma cullandola, pausa, illusione, ripartenza con il botto. La culli da in piedi. Poi da in piedi infilandogli un capezzolo in bocca. Poi da in piedi infilandogli un capezzolo in bocca e saltellando. Poi da in piedi infilandogli un capezzolo in bocca, saltellando e cantando Muffami muffami muffami eh eh. Ricordavi tutto ma non che da ora in avanti dormirai in piedi come i cavalli che allattano i puledrini perché la morale è che ormai hai rilanciato e col cavolo che potrai tornare alla mano sulla pancia per farla smettere di piangere.

Ricordavi tutto, ma non il pianto di un neonato, quando il neonato è il tuo. Saresti pronta a comprare mille carillon di ogni foggia e marca. Einstein diceva che se le api dovessero scomparire, nel giro di quattro anni anche l’umanità si estinguerebbe (è un’attribuzione impropria, non lo diceva Einstein e non si capisce perché ad Einstein attribuiscono frasi a caso sulle apidi, come quella del calabrone culone che vola anche con le alette ridicole atrofizzate). Credi che Einstein o il finto Einstein si riferisse alle api carillon: se smetteranno di girare sulle culle anche l’umanità potrebbe fermarsi. Ami quel ronzare intorno al frutto più fresco, perché i bimbi vengono dal seme e in mezzo alla pancia hanno un grazioso picciolo, il cordone tagliato, che secca e si stacca dall’albero madre.

Ricordavi tutto, ma non che la struttura polmonare del neonato, in relazione al suo peso, non è adatta a strillare come Giusy Ferreri in coro con gli ACDC e tutte le campane, ma non lo sa e quindi Muffami muffami muffami eh eh, ma solo se il neonato è il tuo.

Foto: https://www.facebook.com/officinacalzelunghe

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3 thoughts on “Quando piange.

  1. Lo penso ogni volta che ti leggo, ma raramente commento: scrivi davvero benissimo, riesci a divertire ed emozionare al tempo stesso senza mai stancare e soprattutto essere banale.
    Brava.

  2. Eva says:

    Coraggio e scusa se ti do un consiglio non richiesto, ma per noi è stato miracoloso.. chissà che non svolti anche te.. prova a fasciarla! Cmq coraggio e coraggio e coraggio. La tua risposta all’infermiera è da oscar, grazie !

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