Una buona madre è quella che diventa inutile.

Una buona madre è quella che diventa inutile mi hanno detto, oppure era scritto in qualche manuale di pedagogia che devo aver letto, credo si parlasse di figli e di un livello di indipendenza tale che i genitori si potessero limitare al ruolo di porto sicuro da cui salpare. Mi pare giusto, a patto che io scelga per il mio prossimo futuro l’inutilità che più mi si addice, se mi tocca d’essere suppellettile almeno sia di una qualità che mi renda felice.  

Per esempio. Non vorrei essere inutile come i cd appesi in auto fino a qualche anno fa, secondo le leggende urbane dissuadevano i rivelatori di velocità, ogni esperto in materia giurava “Se tieni i Pink floyd e gli U2 come Arbre magique o come santino eviti le multe, è scientifico, me l’ha detto mio cugino”. Vi prego, non mi fate inutile come la più inutile delle spezie: il cumino. Come le bottiglie di plastica piene d’acqua sul ciglio delle strade, che anche il combattimento alla minzione cinofila ha le proprie mode. Vorrei evitare le inutilità dette da certa gente, tipo “non ti fa niente” a chi ha paura dei cani, dei complimenti fatti dai ruffiani, di quell’insulso di Gongolo dei sette nani, dei fazzoletti dei bar mezzi plastificati che si trovano sui tavolini, sono proprio dei buoni a nulla, idrorepellenti e rigidi peggio dei più inamidati dei centrini.  Non mi fate inutile come un premio di consolazione, come una menzione d’onore, come le pallette di legno per il bucato, come “metto la sveglia all’alba così ripasso” quando non hai studiato. Come la parte blu nella gomma, come invitarmi a uno spogliarello maschile per la festa della donna. Come i pareri per sentito dire, come guardare l’acqua della pasta per farla bollire. Come le creme snellenti e le diete fat and furious per dimagrire. Come il deodorante senza lavarsi contro il cattivo odore. Come le condoglianze distratte se qualcuno muore, i fatti forza, i passerà, i sono sempre i migliori quelli che se ne vanno… in realtà se ne vanno tutti prima o poi, ce l’hanno insegnato Iron Man e Wolverine, i migliori tra i supereroi: se ne vanno i migliori, ce ne andremo anche noi.

Io vorrei essere inutile di un’altra inutilità, come ricordarsi il numero di telefono della prima casa dove hai abitato (888344) o il giorno del compleanno del tuo primo innamorato (17 giugno). Inutile come vincere un’amichevole, quando trovi nell’inutile il piacere sottile del dilettevole. Come i vestiti che non metti ma che porti in vacanza, come le castagne matte che tieni in tasca contro l’influenza, come i petali per il m’ama non m’ama, come in un porno cercare la trama, come le lentiggini o come le fossette, come i giorni della settimana ricamati sulle bavette. Come le raccomandazioni agli adolescenti, come il bacio in fronte ai bambini dormienti. Come allungare le bolle di sapone cadute con il detersivo dei piatti, come le fusa dei gatti, come i discorsi dei matti. Inutile come tenere un posto a tavola per chi è andato via.

Inutile come una buona madre, inutile come la poesia.

Foto: Officina Calze Lunghe di Elisa e Susanita.

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14 thoughts on “Una buona madre è quella che diventa inutile.

  1. Ho solo un suggerimento: il gulash (il gulash senza kumino non è la stessa cosa, potrei dire anche il pane di segale ma a dir la verità bastano anche solo i semi di finocchio, per il resto la mia mamma diceva che sapeva da ascella poco lavata, quindi avrebbe approvato il tuo criterio di inutilità)

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