Quando addormento Andrea Ines.

È cullando un neonato che il mondo ha iniziato a pregare, le ninna nanne, i valzer sul posto, il fiume di shhh ripetuti, la fatica e la penitenza, è da lì che vengono le danze dei dervisci, il Nam myoho renge kyo, i nostri rosari, perché quando addormenti un bambino c’è penitenza, c’è speranza e disperazione, anzi c’è l’unione delle tre, c’è consolazione. Quando addormento Andrea la mia voce è la voce delle radici, della mia nonna, ritorna la lingua che parlavamo e che non esiste più, mangia che sei secca stronita, non entrare nell’acqua che è ghiaccia inguastita e le note gorgheggiate di Pippo Pippo non lo sa che quando passa ride tutta la città. Ogni persona che non c’è più è una lingua morta, è sanscrito, latino, greco antico. Una lingua che la memoria ti riporta alle labbra come l’aoristo passivo che hai studiato al liceo. Ogni amore che finisce seppellisce un idioma, un gergo unico e giocoso che nasce dalle esperienze fatte insieme, dai racconti, dagli errori, forse è per questo che sono così gelosa delle parole, dei modi di dire e di dirsi. Quando addormento Andrea mi raccolgo, raccolgo i pensieri, come i vestiti da terra lasciati dai suoi fratelli. Ho pensieri di ogni foggia e colore mai come ora sono pensieri d’amore. Per suo padre che ha un rapporto speciale con il tempo, si arrabbia con me e con la mia fiducia nelle date di scadenza, perché butto lo yogurt che andava mangiato entro ieri. Lui invece assaggia ed è sempre ancora buono. Siamo ossessionati dalla data di scadenza, forse ce l’hanno anche le relazioni: qualche mese è un rapporto altamente deteriorabile, tipo il latte fresco; dopo i sette anni entri nei rapporti a media conservazione, tipo le vaschette di affettati; i miei nonni hanno avuto un matrimonio a lunghissima conservazione, come lo scatolame. Hanno festeggiato le nozze fagioli in latta, non molto romantico ma è con fagioli in latta e coppie di quella tempra che si superano le guerre o l’apocalisse. Dario non ha il senso della fine, non crede come me che ogni cosa che comincia, quando comincia già inizia a finire e mi dice che no, un fiume inizia ma non finisce, shhhh shhhh semplicemente fluisce. Sa farmi pensare pensieri nuovi, vedere i limiti delle mie convinzioni. Mi mette davanti alle cose di cui mi vergogno, mi dice siediti qui, non aver paura, apri gli occhi, ti tengo la mano e guardiamo insieme quel film dell’orrore che a volte sei, a volte sono, a volte siamo. Così io addormento nostra figlia e lui addormenta me e forse è questo il senso dello stare insieme, delle coppie a lunga conservazione, del nostro amore: cullare insieme un mondo migliore.

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4 thoughts on “Quando addormento Andrea Ines.

  1. Althea says:

    Enrica, è stato un colpo basso. “Ogni persona che non c’è più è una lingua morta, è sanscrito, latino, greco antico”. Mi hai fatto piangere. Tutta la mia famiglia non c’è più, quella lingua la parlo solo io e che solitudine… i miei figli sono cresciuti con un altra lingua. E questo bilinguismo è difficile da creare, e anche se ho fatto del mio meglio adesso che sono rimasta solo io è inutile. Rimanete vicini, rimanete tanti, siate benedetti.

  2. Althea says:

    Enrica, è stato un colpo basso. “Ogni persona che non c’è più è una lingua morta, è sanscrito, latino, greco antico”. Mi hai fatto piangere. Tutta la mia famiglia non c’è più, quella lingua la parlo solo io e che solitudine… Rimanete vicini, rimanete tanti, siate benedetti.

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