Io che blasto me stessa.

C’è una gran confusione dentro, molti dei miei pensieri sono cianfrusaglie, solo che non so da dove iniziare a sistemare. Lo faccio di notte, che tanto non dormo. Ne prendo uno, più che un pensiero compiuto è un fastidio che provo, un’incomprensione con un uomo, roba passata, posso trasformarla in qualcosa di diverso? Restituirla no, perché sicuro lui ne ha una uguale. Riciclarla? La do ai poveri di spirito.

Ho una piccola pila di ragioni che mi sono presa, mi sembrava di averne un gran bisogno per bilanciare le debolezze in fondo all’armadio. Ma della ragione, alla lunga, non te ne fai davvero niente, anche perché è sempre un modello double face, la rigiri e diventa un torto. Potrei usare quello spazio per metterci i lanzichenecchi, non ne so un cazzo dei lanzichenecchi, è l’ora di approfondire. Mi ritrovo spesso a fare queste considerazioni, a blastare me stessa e la mia superficialità. Perché la verità è che sto lasciando posto a un sacco di ciarpame mentale, ho tanti ninnoli quando scarseggiano i mobili. Credo sia anche un effetto dei tempi, il mio livello di approfondimento è calato, sono purtroppo sempre più la copia di mille riassunti, che è poi il verso più crudele e realistico che cuore infranto di cantautore abbia prodotto per ferire un’ex stronza. Domandarsi continuamente a cosa stai pensando e come ti senti di fatto è una richiesta costante di piccole arguzie e poche idee. Le indignazioni, per esempio, tutti fronzoli accessori.

Anche le notizie che appoggio lì e non butto… che me ne faccio di un Emiliano Zappalà? Perché ho perso tempo per verificare che fosse un fake questo rider ex commercialista che guadagna 4000 euro netti al mese, perché? Che poi manco Emiliano si chiama (si chiama Emanuele) e manco in bici andava (andava in moto) e manco commercialista era (era stagista) e manco 2000-4000 euro nette al mese guadagnava (al massimo 1200). La carpa che canta sul trofeo da muro è più utile di Zappalà, perché non ho usato quel tempo per, chessò, delle pagine di Musil, mi manca Musil, non l’ho mai letto. Di nozioni, date, com’è fatto un circuito elettrico, dove sta esattamente Benevento sulla cartina, la tavola periodica, il numero preciso di deputati e senatori… è rimasto pochino, sepolto, si parla sempre della difficoltà di delegare sul lavoro, ma nella vita abbiamo imparato a delegare benissimo i pensieri, basta verificare sul cellulare, oppure approssimare un’opinione di chi ci sembra il meno peggio. Uso il noi per non sentirmi sola, ma sto parlando di me. Se vado avanti così diventerò un’accumulatrice seriale di minchiatine emotive, un discount mentale di Tiger.

Qua c’è un’invidia, là un’insoddisfazione. Ma cosa le tieni a fare? Mi chiedo. Eh, ma non ne posso fare a meno. Rispondo. Ma certo che puoi farne a meno. Ma poi invidia di cosa? Di una foto che hai visto? Di un successo? Di una bella faccia? Ma occupati dei lanzichenecchi, va’, scema che non sei altro. Scema a me? Scema a te sì, pensi sia scemo chi non riesce a farsi entrare le cose in testa, quando è evidente che è scemo chi non riesce a farle uscire certe cose dalla testa. Fai pulizia, da brava, sposta le scatole di giustificazioni e di autoassoluzioni e datti da fare che c’è una mente da razionalizzare.

Foto: Valentina Fontanella.

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4 thoughts on “Io che blasto me stessa.

  1. pietroizzo says:

    Brava Tesio hai descritto una confusione mentale che è anche la mia. Quella vocina che dice “ma cosa le tieni a fare queste cianfrusaglie emotive”. Bon. “Nailed it!” come dicono nelle serie tv fighe.

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