Una che si è prestata molto, ma si è data poco.

Se dovessi sintetizzare in una frase il mio curriculum vitae sentimentale direi “una che si è prestata molto, ma si è data poco”. Mi sono prestata a rapporti e avventure, mi sono prestata a compromessi, mi sono prestata più o meno generosamente a relazioni che mi hanno divertita, arricchita, anche ferita naturalmente, come tutti. Mi sono prestata a giochi d’amore un po’ ridicoli, alle strategie, mi avvicino piano piano perché a un mio movimento brusco potrebbe scappare, mi sono prestata a trattare l’altro come una bestia da domare o peggio da ammaestrare. Una single prestata alla coppia, ecco qualcosa del genere. Però darsi, non come una concessione, darsi per convinzione, è un altro paio di maniche. Darsi senza cedere alla tentazione del dubbio, senza controllare le vie di uscita laterali o quelle di emergenza, per darsi sì, ma alla fuga.

È che l’amore di coppia ha a che fare con la fede, c’è chi ci nasce e Dio è con lui sempre, lo sente, allo stesso modo si nasce con la capacità di stare in coppia, senza troppe domande, Dio esiste, non è una possibilità, è la realtà. Poi c’è chi pur avendo una spiritualità, un senso del trascendente, vive tutta la vita sperando di trovare la fede, di poter credere finalmente, di potersi dare, senza farsi troppe domande, senza mettere tutto in discussione. Io il senso del trascendente ce l’ho, forte e chiaro, da sempre, la fede assoluta no. Ne sono attratta e respinta insieme, anche perché la famiglia è l’istituzione dell’amore, come la Chiesa lo è per la fede e si fanno cose orribili in nome della famiglia, come in nome della Chiesa. Però ora è per me il tempo del darsi e del fidarsi. Di crederci. Non senza difficoltà profonde. Prima ero sola, una e trina con Marta e Lorenzo, faticoso ma per assurdo più facile, tu fai le regole, ti confessi e ti assolvi se va bene, amen. Ora siamo tanti, il confronto è inevitabile come è inevitabile che mi faccia più domande sugli errori che commetto e ho commesso come madre.

Questa esperienza mi sta insegnando molto, per esempio che i figli non bisogna “toccarli” troppo, come la pasta frolla che non si deve stare sempre lì a maneggiarla. Sgrido Lorenzo, poi dopo poco cerco un secondo confronto per assicurarmi che abbia capito, poi ancora gli domando, chiarisco. Ha fatto più danni il chiarimento imposto, che l’olio di palma. Insomma non lo mollo e questo riprendere in mano il discorso, ancora e ancora, è controproducente. Sto imparando la pazienza, che non è sopportazione ma è la pazienza dei giardinieri. Quella per cui fai un gesto e poi non sai bene quando uscirà un fiore, un germoglio, di che colore sarà, ma sai che prima o poi qualcosa accadrà, bisogna aspettare.
Mi è chiaro anche qualcosa di estremamente banale cioè che non devo sempre piacere ai miei figli, tra l’altro loro non devono piacere sempre a me, è molto riposante pensare che il mio amore per loro non sia mai in forse. C’è una bella differenza tra essere un genitore buono o un buon genitore, il genitore buono è quello che piace, perché si muove per il bene, temendo il giudizio, il buon genitore è quello che si muove per il meglio, a rischio di tensioni e frustrazioni.

Tutta questa saggezza comunque non mi ha cambiata nei fatti, continuo ad essere la solita cretina, quella che ogni volta che parte la pubblicità della Mulino Bianco, ne riscrive il testo ad alta voce in una versione sadomaso di quello che piace a Giulio. La più edulcorata è A Giulio piace firmare la neve fresca pisciandoci sopra a elica e scrivere le bestemmie con le stelline bianche sulla superficie della torta Pan di stelle. Perché sotto sotto sono sempre una ragazzina demente prestata all’età adulta.

foto di Giorgio Violino insieme alla mia bambina che è fatta di profumatissima e burrosa pasta frolla

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6 thoughts on “Una che si è prestata molto, ma si è data poco.

  1. MARCO AIMASSO says:

    Questa e la mail precedente mi hanno toccato. Alcune volte ho avuto l’impressione che scrivessi perché dovevi farlo. Ora invece sento che c’è spessore, realtà, vita vissuta

  2. la maestra della materna qualche settimana fa mi ha detto “sua figlia è una contestatrice, ribatte sempre quello che dico” e le ho risposto “se contesta vuol dire che almeno la ascolta ed si fidi che è già tanto”… Altro che pastafrolla la mia è fatta di coccio o di bambù.

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