Quando la conoscenza esce dalla Scuola (un post lungo e confuso in attesa di sapere cosa ne sarà di noi).

Le mie maestre erano NellaeIrene, pronunciato così con la liaison alla francese, un binomio indissolubile come orgoglioepregiudizio, delittoecastigo, poltronesofà. Se stai leggendo e sei della mia generazione, sono certa che avrai una coppia di NellaeIrene che duetta nei tuoi ricordi di bambino. In prima elementare, Nella si prese a carico un compagno che subì un lutto impronunciabile, si prese a carico vuol dire che il bimbo visse da lei, con la sua famiglia, per un’estate intera e per alcuni mesi dell’anno successivo. Sempre Nella qualche tempo fa, scrisse alla redazione di Donna Moderna per cui tenevo una rubrica, chiedendo un mio contatto, mi chiamò, fu una telefonata piena di emozione in cui rivangammo il passato e ci raccontammo il futuro (ormai remoto), ricordava tutti i nomi dei bambini della mia classe. QUESTO ERA.

Continuità didattica si direbbe oggi, liaison imprescindibile direi io alla francese, un legame costruito con la frequentazione, con la conoscenza, con le fatiche che sono crescita reciproca. I miei figli non avranno una NellaeIrene e io ne sono addolorata. QUESTO E’. E non sono addolorata perché sono vecchia e idealizzo quello che accadeva “ai miei tempi”, ho un bel curriculum di flagellatrice ironica di usi e costumi passati, sono addolorata perché non riesco a essere più allibita, stranita, persino divertita dal nostro “Questo è”. E ora spiego che cosa intendo con questo è:

Lorenzo è in quinta, ha cambiato sette maestre, senza contare le supplenze. Marta è in terza, ha cambiato cinque maestre, senza contare le supplenze. La “sporca” dozzina di docenti si è avvicendata su classi che risultavano sempre nuove, sempre da conoscere e subito dimenticare. So il nome dei sette re di Roma, me li insegnarono NellaeIrene, ma non delle sette maestre di Lorenzo. D’altronde le sette maestre di Lorenzo non sanno chi è Lorenzo, non per mancanza di attenzione o per incapacità, ma perché fisicamente, con un turnover del genere, è impossibile creare un rapporto che non sia superficiale e superficiale nella scuola è sinonimo di fallimentare. È l’effetto di quell’aforisma ottuso di cui parlavo un paio di post fa “tutti sono utili, nessuno è indispensabile” e quindi tutti sono sostituibili. No, gli insegnanti per esempio non dovrebbero essere sostituibili, né precari, la maestra non è un ruolo, è una persona.

Conoscenza ha due valenze non per altro, si approfondisce la conoscenza di una materia, si approfondisce la conoscenza di un individuo e anche di se stessi. La conoscenza è uscita dalla scuola e il Covid ha fatto il resto. Lo scorso marzo mi sono detta: prendiamola con spirito, con il mio ex compagno abbiamo anche molto riso. Quando ascoltavamo le interrogazioni in dad che sembravano la famosa telefonata della Clerici “fa schiuma ma non si consuma, cos’è?”. Faceva ridere? Sì, faceva ridere. Anche Marta che urla (su suggerimento del fratello) La Pianura Fagiana, alla domanda di come si chiamasse la pianura del Po. Faceva ridere? Sì, faceva ridere. Quando ci hanno dato da fare a casa il lavoretto a sorpresa per la festa della mamma e ho dovuto farmi il lavoretto a sorpresa io e poi pure sorprendermi. Faceva ridere? Sì, faceva ridere. Quando le insegnanti di Lorenzo non sono riuscite a fare in un anno una lezione on line che non fosse registrata. Faceva ridere? No, non faceva ridere. Non fa ridere che la Scuola venga lasciata sulle spalle di pochi (che ci sono e sono i buoni, buone giovani precarie piene di entusiasmo, buone professioniste di lungo corso che cercano di adeguarsi e imparare a usare i nuovi strumenti…), mentre la struttura crolla vergognosamente. E crollo anche io, come genitore, perché non so cosa fare, alla vigilia di una nuova chiusura, mi sento grata nei confronti di alcune insegnanti che però mi restano figure lontane, ma sono anche addolorata perché non sono in grado di dare ai miei figli quella conoscenza dal doppio significato che per me resta tutta lì, in NellaeIrene.

*parlo al femminile, sempre di maestre, per comodità e perché non ho avuto modo di confrontarmi con insegnanti elementari uomini.

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4 thoughts on “Quando la conoscenza esce dalla Scuola (un post lungo e confuso in attesa di sapere cosa ne sarà di noi).

  1. barbara scarso says:

    Quanto hai ragione. Non fa ridere più, proprio per niente. Fa piangere. E fa piangere che quando osi lamentarti della chiusura delle scuole uno si debba sentir rispondere che lo fai perché non sai dove piazzarlo. Come se fosse solo questo il problema. Come se dei bambini, pur quanto piccoli come i miei, che non frequentano scuola dell’obbligo, non possano sentirsi tristi, spiazzati e derubati della conoscenza, di sé stessi e degli altri.
    Scusa se ho approfittato del tuo post per sfogarmi, ma sono anch’io della tua generazione, e da quel che scrivi ti sento
    affine.

  2. Francesca says:

    Mi riconosco molto nella sensazione di una scuola dove moltissimi insegnanti sono diventati anonimi come i commessi del supermercato. In questo post ho rivisto l’esperienza di una delle mie figlie alla scuola primaria. Il primo anno ha avuto addirittura 5 maestre in contemporanea, ognuna faceva il suo pezzettino, nessuna aveva idea di chi fossero i bambini con cui avevano a che fare, la classe come gruppo era inesistente. Nel corso di 5 anni anche lì le maestre/i sono cambiati innumerevoli volte. Ma il risultato sconcertante per me è stato la convinzione che mia figlia si porterà sempre dietro, che la scuola non sia sotto nessun punto di vista un luogo piacevole e interessante. E parlo della scuola primaria, dove i bambini curiosi per natura, quando hanno maestre appassionate, sono sempre felici di andare.

  3. Persa says:

    Scrivo da mamma e insegnante di scuola primaria, oltre la DaD, che è un’assurdità imposta dall’alto, il nostro sistema ha tantissimi problemi già di base. Primo fra tutti il turnover tra supplenti. Nel mio piccolo ho fatto ben 12 anni di precariato e ho cambiato spesso istituto e plesso, ma sono stata tra le fortunate che come supplente ha avuto per due anni di seguito la stessa classe. Ora che sono di “ruolo” mi tengo stretta la mia classe e il mio plesso perché amo costruire un rapporto con i miei alunni e sento di essere un punto di riferimento per loro. Per ovviare questo problema, per mio figlio ho scelto una scuola parificata, ha sempre lo stesso team, gli specialisti di inglese, Ed. Musicale e Arte addirittura sono gli stessi dal nido. Spero che in futuro la nostra scuola pubblica possa evolvere e dare la possibilità a chi ama questo lavoro e agli alunni di avere una continuità didattica e affettiva. Noi ce la metteremo tutta come sempre!

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