Di vittime, carnefici e fioriture di plastica.

Arrivo in ritardo sulle discussioni pubbliche e realizzo che mi interessano sempre per motivi laterali. Si è parlato tanto di violenza, presunta tale o meno, e due cose mi girano in testa da giorni e quando girano tocca farle uscire per vedere se hanno senso. La prima riguarda il concetto stesso di vittima. Perché è così difficile capire chi è una vittima? Perché lo deve capire anche la vittima stessa, lo deve realizzare, ammettere, come si ammettono le colpe purtroppo.

Il male è una forza oscura proprio perché quando ti tocca ti sporca, ti compromette, fai parte di quel male perché senza di te non esisterebbe, non sarebbe stato fatto. Inoltre la gente non ama le vittime, le vittime non rispondono alla retorica dell’auto-miglioramento che impera oggi. Oggi vanno gli eroi (e si fa presto a dire eroi, bambini eroi, genitori eroi, insegnanti eroi, come si fa presto a dire genio o capolavoro, usiamo un linguaggio dopato, ma questo è un altro post).

Gli eroi sono di due specie: quelli che salvano le vittime e le stesse vittime che si rialzano, si ribellano, insorgono e risorgono. Se sei vittima ti conviene prendere l’ingiuria che hai subito, il tuo danno, insomma, e farne presto qualcosa di buono, tradurlo, altrimenti la gente non te lo perdona. Non ti perdona quel male che ti è rimasto attaccato dentro. Sei l’ostrica che si tiene il suo granello e non ci crea intorno la perla. Non importa se il problema sta proprio nel fatto che con quel granello (che è poi un corpo estraneo, il male) non sai cosa farci, allora cerchi di ignorarlo e magari ritardi a riconoscerlo. Più ritardi meno il danno è credibile. La vittima sta di merda, ma dal letame nascono i fior… allora fiorisci! Che è il nuovo imperativo, dopo splendi. Quante fioriture di plastica vedo in giro.

L’altro punto che mi perseguita è la sostituzione del male con la stupidità. Ma la cattiveria è la forma più alta di stupidità, perché è anche impastata di ignoranza, lo stupido è pericoloso, presuntuoso, ride, come ridono le iene. Non si dice mai abbastanza quanto il male sia ottuso e quanto rappresenti il peggior investimento possibile. Un genitore può cedere su tutto, ma non su questo: la stupidità è sempre un’aggravante, non è una giustificazione. Se da essere umano, a maggior ragione da madre o padre, sostieni il contrario, tu stai ragionando Male e quel Male ha toccato sicuramente tuo figlio, l’ha sporcato. È lì c’è colpevolezza, senza presunzione.

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9 thoughts on “Di vittime, carnefici e fioriture di plastica.

  1. solaremente says:

    Quando leggo i tuoi post spesso mi capita di pensare questo è il meglio, non ha mai scritto niente di così fantastico , adesso glielo dico..nel caso lei non lo sapesse già .
    Poi arriva un altro post e penso che certo pure questo è pazzesco…insomma alla fine non riesco mai a decidere quale è davvero il migliore e così non ti scrivo niente ma oggi va così che invece te lo dico:” questo è proprio uno fra i tanti pazzeschi che come descrivi le cose tu nessuno mai”.

  2. elena says:

    Ti leggo perchè riesci a mettere nero su bianco quello che nella mia testa è solo l’embrione di un pensiero e mi costringi a riflettere. Sono la prima a cui non piacciono le vittime, chissà perchè.

  3. Fra says:

    Le fioriture di plastica… Non deve essere una forzatura, invece sembra che adesso sia così. A me sembra infliggere dolore una seconda volta, ognuno ha i suoi tempi e non ci si arriva per forza al diventare “eroi”. Troppa pressione, come in tante altre cose, purtroppo.

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