Mostrosocialopoli

Ho un cattivo rapporto con la paura indotta, con i film dell’orrore, non li trovo catartici. Mi impressionano anche le trame, le sinossi, sono invenzioni lo so, ma che ci siano persone, sceneggiatori, registi impegnati in pensieri così raccapriccianti e con tanta dedizione mi impressiona. I miei amici lo sanno e per scherzare di tanto in tanto mi mandano qualche trailer raccapricciante. Arrivo al punto. Ho scoperto l’esistenza di The human centipede (first sequence – full sequence – final sequence… non googlate perdio!), una saga incentrata sulle vicende di un chirurgo pazzo che “unisce” diverse persone per creare un trenino umano con un unico apparato digerente. Lascio qualche secondo per visualizzare mentalmente varie ipotesi di incastro delle vittime, se la fantasia di chi legge non si spinge a tanto rinvio in nota*.

Ecco. Quando capito in qualche orrenda pagina Facebook, quando leggo l’escalation di commenti innescati da alcuni post, quando ho la tentazione io stessa di partecipare a una discussione on line, mi fermo, dico ad alta voce The Human Centipede e stacco tutto. Perché i social talvolta riescono a essere proprio questo: una catena umana di merda, un domino fondato sul conflitto. Non uso la parola conflitto a caso, Facebook ma anche Twitter e Instagram sono ingegnerizzati per agevolare lo scontro, perché lo scontro, la rissa, genera engagement (per engagement si intende il tempo trascorso a spippolare davanti allo schermo) e l’engagement è letteralmente denaro e investimento per gli inserzionisti. Perché il conflitto genera engagement? La risposta è sotto gli occhi di chiunque abbia un profilo attivo: io voglio dimostrarti che ho ragione e tu torto, voglio definire la mia identità sull’opposizione alla tua, voglio chiarire, ci volessero anche giorni ti chiarirò che sei un emerito coglione.

Procedo sul filone filmico. Monsters & Co. è una pellicola di animazione del 2001 con un soggetto geniale e dire che a me i cartoni annoiano a morte (sì lo so sto escludendo troppi generi cinematografici e non ho ancora detto quanto mi facciano cagare i musical). Quel fenomeno di Pete Docter si è inventato una città abitata da mostri di ogni genere che ricava l’elettricità dalle urla dei bambini umani. Gli addetti allo spavento si intrufolano nelle camere dei piccoli durante la notte al solo scopo di farli gridare di terrore. Non scendo in ulteriori dettagli (ma davvero non avete mai visto Monsters & Co.?), dico solo che alla fine del film si scoprirà un’altra fonte di energia inestinguibile, efficace e pulita: la risata infantile.

I social sono come Mostropoli, si alimentano per lo più di quell’energia potente che è la polemica inutile, aggressiva e a volte crudele. Non solo, certo, si alimentano anche di contenuti interessanti, ben articolati, che fanno ridere e riflettere, ma è una fonte alternativa secondaria. Continuando nella metafora, l’energia che alimenta Mostrosocialopoli è la nostra, noi che ne usciamo distrutti, frustrati (o magari anche soddisfatti perché giustizia è fatta, gliel’ho cantate quattro a quello, ha avuto il pollice verso che meritava) e stanchi. Io sono stanca e questo post lo scrivo per avvisare che d’ora in avanti ai commenti spiacevoli o assurdi che leggerò sulla mia bacheca o sulla bacheca di persone amiche risponderò solo #humancentipede oppure #brigittebardotdemmerda e voi saprete perché, vi invito a fare lo stesso.

* Il buon chirurgo unisce le tre vittime, che restano in vita per tutto il film, cucendo il culo dell’una alla bocca dell’altra. Brigitte bardot bardot dove canta solo la locomotiva. Tre vittime per first sequence, dieci vittime per full sequence, centinaia di vittime per final sequence. Ora, mi si perdoni, vado a vomitare.

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