Nostra signora dei doppi menti

Nostra signora del biscotto sbavato mi guarda. Se io esco dalla porta non esisto più. Tramonto se giro l’angolo, che io albeggi poco dopo lei lo ignora. Si dispera, ma ma ma ma, non è ancora un ma avversativo (Lorenzo e Marta ma-mammeggiano con disappunto: vai a dormire! Ma-mamma è presto, fai la doccia! Ma-mamma l’ho già fatta una settimana fa), ma ma ma è ancora pura congiunzione con l’esterno. Ma ma ma ma chiama e io torno ed è il mondo a ritornare.

Nostra signora delle grasse risate nel suo scranno a quattro ruote mi chiede di essere guardata: guarda i miei denti spuntare, le mie braccia volare, guarda che colibrì culone che sono, guarda come ho scoperto il pavimento, come ferma bene le cose che lancio. Guarda come imparo, c’è impegno, c’è ingegno, c’è fatica, che il mestiere di vivere si ruba con gli occhi. Non credo che si possa imparare ad amare, ma so per certo che l’amore è il miglior insegnante. A modo suo ti guida, ti sgrida e, se lo ascolti, ti spiega. Da madre ho capito che ci vuole molto amore per vedere i figli, anche nel male, per intervenire, correggere, litigare, per non cedere all’inerzia e alla comodità. Da sempre quando mi arrabbio con Lorenzo, lui mi fissa, le pupille si annacquano, si espandono come se avesse il viso di carta assorbente e le iridi di inchiostro. Avrei voglia di dire ok, ho scherzato, fai cosa vuoi ma ti prego riponi gli acquerelli, riponi quell’espressione, sorridi. Se lo amassi di meno giuro smetterei di sbraitare, ma è il mio ruolo, la mia missione è anche non mollare.

Gesù chiedeva continuamente a Dio di osservarlo. Rivolgeva gli occhi verso l’alto, al cielo, lo fa qualsiasi figlio con i propri genitori. Nostra signora dei doppi menti si muove nel mio sguardo, se mi distraggo ciò che fa non esiste. Mi chiede di credere a qual che vedo, se non ci credo io come potrà farlo lei? Allora guardo gli alberi e credo agli alberi, guardo il fiume e credo al fiume, guardo suo padre e credo a suo padre proprio come si crede al fiume o agli alberi. Guardo il dolore e credo al dolore, che è una tentazione, una vertigine, il desiderio invincibile di cadere.

La sofferenza ti imprigiona dietro al vetro nella stanza dei colloqui, muovi le labbra e indichi una cornetta che pochi hanno la forza di alzare. Guardo alla rabbia e credo alla rabbia, la lascio sfogare. Mi sforzo di guardare e credere che possa essere più semplice di come l’ho imparato io a suo tempo, che possa essere più verde, più azzurro, più cielo. Non è facile, ma me lo chiede nostra signora degli indici in bocca.

Ci si aspetta che la mamma sappia trovare le cose, hanno gli occhi a raggi x le madri. Mamma non trovo i calzini, dov’è la maglia rossa? Il libro di scienze? E lei guarda e trova. Mamma guardami dice Nostra signora dei body sgommati e io guardo e trovo. C’è un segreto nell’infanzia che non so dire, ma che voglio imparare, un nocciolo tenero. Kundera scriveva “la tenerezza è il tentativo di creare uno spazio in cui valga il patto di trattarsi l’un l’altro come bambini”. Ecco, se potessi scegliere, uno sguardo adulto ma di tenerezza è quello che oggi vorrei tramandare.

Foto: Giorgio Violino

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7 thoughts on “Nostra signora dei doppi menti

  1. solaremente says:

    Intenso, profondo e la mia impressione è che questa bimba ti ha regalato davvero il lusso di essere madre con tanta consapevolezza e abbastanza esperienza per riuscire a goderti il viaggio mentre la conduci a destinazione . Bellissimo.

  2. La delicatezza, l’ironia lieve e l’emozione contenuta e vibrante che ci sono in queste pagine che ci doni rendono la lettura dei tuoi post un’autentica gioia per l’anima, ed è una cosa così rara , sempre più rara. Ci si sente così terribilmente esposti quando ci sono i bambini, quando sono piccoli, poi, e sei tu che devi preoccuparti per loro, che devi essere loro, con l’immensa fatica per lo spirito che comporta e la struggente consapevolezza di quanto questo ti stia cambiando e per sempre. Averli fatti è un po’ come aver deciso di vivere con il cuore fuori dal corpo, è una follia che dura una vita e che fa male per quanto amore ti fa sentire, come sulla carne viva… Mah… comunque grazie, per l’intensità e la bellezza della tua scrittura, che fa sorridere, commuovere, e un po’ anche fare pace col mondo (ok, diciamo col mondo di internet, se no ti si caria un dente): perché, se c’è ancora qualcuno che sa scrivere in questo modo, che sa trasmettere con tanta limpida grazia emozioni così vere, vale ancora la pena di frequentare la rete, almeno in pochi, selezionatissimi luoghi.

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