Stranezze di generazioni a confronto.

Spesso ironizzo sul passato, sulle abitudini che avevano i nostri genitori, su come ci vestivano e si vestivano, ma non solo. Ieri mi è tornato in mente il periodo in cui mia madre andò in fissa col carcadé, per circa un anno abbiamo bevuto solo questa broda rossa, poi qualcuno di buon senso una mattina si è alzato e ha detto ad alta voce “ma carcadé non è una bevanda, al massimo è il verso di un oviparo” e non se n’è più parlato. Lo stesso vale per lo spezzatino di soia. Un collega le insegnò la ricetta e lei ce lo propinò per diverse settimane.

La ricetta diceva: fai un soffritto di cipolla, unisci i piselli, quando sfrigoleranno spezzetta con un paio di forbici da cucina una o due spugne da bagno, quelle morbide dai pori larghi che son più delicate, fai sfumare la fame con del vino e dimentica lo spezzatino. Le stranezze di mia madre non finivano qui. A casa era vietato depilarsi, la depilazione incattiviva i bulbi, al massimo i baffi potevi schiarirli con una crema al plutonio capace di renderli fosforescenti. In pratica sostituivi i baffi con la scritta al neon “baffi”. A Carnevale potevo vestirmi da “Zorro brilla al buio”.

Siccome sono vecchia mi chiedo cosa dirà Andrea Ines delle nostre abitudini. Immagino: ai tempi dei miei la gente si sorbiva delle tazze di passata di piselli alle otto di mattina che rispondeva al fallace nome di matcha cappuccino. Il tè era ingiuriato in vari modi negli anni Venti, si erano anche inventati il bubble tea, una cisterna da passeggio, un mangia e bevi servito con una bella manciata di calcoli renali sul fondo. Poi andavano forti i pokè, insalate di riso che se la credevano un sacco, per esempio il tonno si faceva chiamare proteina, gli ingredienti si definivano per casate. Anche i poké venivano arricchiti con una manciata di calcoli renali, le bacche di goji.

Sui pacchetti del cibo puntualizzavano assurdità, sui biscotti quando non potevano dire senza olio di palma, non potevano dire fatti secondo tradizione, non potevano nemmeno mettere “a mia nonna piacevano abbastanza”, allora scrivevano “fonte di fibre”, graziealcazzo anche il compensato è fonte di fibre. La colazione dei giorni di festa era a base di pancakes. I pancakes non è che facciano proprio cagare, ma onestamente rispetto a un croissant non c’è partita, sono un supporto semi rigido per lo sciroppo d’acero, ma la mamma li preparava, era il periodo in cui soffriva della sindrome della signora Cunningham (non che la signora Cunningham fosse una gran madre, a un certo punto della seconda stagione di Happy Days gli sceneggiatori eliminano senza dare spiegazioni suo figlio maggiore e lei non se ne cruccia, si consola con i pancakes).

Tra gli anni Dieci e Venti del Duemila l’umanità si prese bene per gli scandinavi. Tutti a voler essere danesi, tutti a mettere i cappottini di lana alle tazze. Andò indisuso anche il detto non ci sono più le mezze stagioni, su Instagram c’era un’unica lunghissima mezza stagione, l’autunno. Anche la Finlandia andava forte. Bella la Finlandia, l’unico posto dove c’è un freddo porco per mesi e poi improvvisamente è primavera, la neve si scioglie ed evapora in zanzare. Eh ma vuoi mettere che cultura superiore… fanno dormire i bambini fuori all’addiaccio in inverno, che bravi! Certo che li fanno dormire fuori d’inverno, perché d’estate devono tenerli chiusi in casa se non li vogliono trasformare in un buffet per insetti. I finlandesi di buono avevano Babbo Natale che però, alla fine degli anni Trenta, fu ribattezzato Genitore 1 Natale e non è più stato lo stesso. Mia madre, poi, guardava una trasmissione che si chiamava Cortesie per gli ospiti in un tempo in cui non si poteva ospitare nessuno, quindi tutto quel mannaggialaputtana per la torta ci vuole la forchettina da dessert e non il cucchiaino da tè e poi finiva che da spettatrice si mangiava una Philadelphia usando un wurstel come posata.

Ai bambini piccoli mettevano cappellini con le orecchie, io andavo in giro con due pon pon di pelo sulla testa come fossi uno scroto di opossum e poi mi chiedono perché i miei li ho chiusi in ospizio.

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4 thoughts on “Stranezze di generazioni a confronto.

  1. Gianfrangiangiela says:

    Una gigantesca occupatio, ci hai provato 🙂 Hai fatto i conti senza gli osticini però 😉 Speriamo che le nostre teste siano ancora vive quando gli osticini faranno davvero questi discorsi… per confrontare e vedere quanto ci avevi azzeccato.

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