PROMESSE.

Metti che un giorno io ti volessi sposare… no, nulla di troppo elegante, ma sceglierei con cura il prete officiante, non uno che dica “vuoi tu prendere” come l’ha detto mille volte prima, come i controllori ti chiedono di alzare la mascherina, come le cose a memoria che non capisci più, come il “ma con gran pena le reca giù”. Io vorrei che officiasse un bambino, uno che fermo non ci sa stare, vorrei che dal pubblico saltellasse fino all’altare. Ci guardasse e dicesse: adesso conto fino a tre poi tu prendi lei e lei prende te. Allora ci metteremmo a correre tra i banchi e le risate si alzerebbero come canti.

O forse vorrei un vecchio, vecchissimo, di quelli che sbadigliano senza pudore, quelli a cui gli anni hanno ridato innocenza e candore, un vecchio bianco di neve, curvo fino a sfiorare la terra per implorarla all’orecchio che gli sia lieve. Il vecchio ingobbito come il mito di Atlante, davanti alla folla in un silenzio assordante, scorderà perché è lì e si metterà a blaterare, stupito nel vedersi da vivo al suo funerale. Farà un lungo discorso tra i più commoventi, rarità assoluta tra i mortiviventi, dirà: è sciocco smarrirsi nel non amare, siamo al mondo da ieri ed è già l’ora di andare.

O forse vorrei quel tizio che entra a rito iniziato e urla, spalancando la porta, che è tutto sbagliato, un Dustin Hoffman nel laureato. La sposa è un accrocco di mille difetti, arrogante, rissosa, non infila il piumone nei copriletti, lui crede ogni volta di avere ragione, confonde la legge con la sua opinione. L’avvocato del diavolo parlerebbe per ore, che è proprio ad amarsi si rovina l’amore, una scelta di istinto si prende all’istante ma non tiene presente ogni nonostante. Poi toccherà a me e dirò che so tutto, che si abbraccia col bello anche tanto del brutto, ma è proprio nel moto di rabbia e di orgoglio che se ami sai dire eppure lo voglio. E con queste parole finirei per sposarti, che bello che esisti e non ho dovuto inventarti, oggi domani qui ma anche ovunque, sempre e per sempre, tu sei il mio comunque.

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