La carta dei diritti del difettoso.

Quelli che dicono: il mio difetto più grande? sono troppo buono o buona. Ma vaffanculo va, possibile che l’unica piena di robe indicibili sia io? Troppo buona?! Ma cosa sei una Danette? Ma ti pare un difetto? Oppure, peggio ancora: sono troppo sensibile, la gente ne approfitta. Intanto prendi Pinocchio, il re dei babbi che si fa fottere da gatti volpi puttane e ballerine è ingenuo, egoista, sprovveduto… e infatti per tutto il tempo mentre leggi le sue vicende pensi: “madonna Pinocchio sei troppo un coglione” e non “povero Pinocchio sei troppo buono e sensibile”.

I Danette-troppo-buoni sono spesso facili alle passioni e alle delusioni. Come sui social dove si passa da fantastico-genio-ti lovvo a da te non me lo aspettavo-buuu-buonavita in un amen. Quando mi presentano qualcuno con la frase “è una persona meravigliosa” tra me e me penso esattamente lo stesso di quando mi mettono in guardia dal taluno o dal talaltro a colpi di “è una persona orribile” e cioè: “Guarda meglio”. L’innamoramento ci fa pensare che l’altro sia fantastico come il rancore ci fa pensare è uno stronzo, questo perché l’amore e l’odio, mi si consenta il tecnicismo, smarmellano.

A guardarci meglio non siamo fantastici e non siamo orribili (dico in media naturalmente e rimanendo nella sfera del non patologico) siamo umani, quindi complessi, con momenti e momenti, con pregi e difetti reali, tipo che siamo invidiosi, iracondi, oppure pavidi, egoisti e tutte queste caratteristiche entrano in relazione con altre caratteristiche e creano legami, instabili o stabilissimi quando tempo e frequentazione li cementificano. Il tempo non è certezza di continuità comunque, anche i legami più duraturi si possono spezzare, come i tubi pieni di calcare o i materiali che, poco duttili, non reggono agli urti.

Così ho stilato la carta dei diritti del difettoso, ad uso e consumo dei non troppo buoni:

Mi avvalgo del mio diritto di starti sul culo. E che tu stia sul culo a me. Senza motivo, senza doverci dire “se ci conoscessimo, magari, potremmo cambiare idea”. Mi sembra bellissimo non darsi questa possibilità, restare sull’A pelle e sulle palle. Mi avvalgo del mio diritto di non voler approfondire la tua opinione, di darti modo di aver ragione. Mi avvalgo del mio diritto al superficiale ma di fermarmi qui, non di inventarmi motivi di rancore, perché questo facciamo spesso e volentieri, riscriviamo la storia in modo da uscirne vincitori, offesi, noi sempre i buoni.

Mi avvalgo del mio diritto di non essere una persona fantastica, favolosa, super, ma una persona comune, di vento sole e aridità, in moto come le dune. Mi avvalgo del diritto di diffidare dagli innamoramenti repentini, fugaci, delle cotte estive, dallo spreco di parole, dai colpi di fulmine e dalle folgorazioni, che comunque di entrambi al meglio ti bruci alla peggio ci muori. Mi avvalgo del diritto di rimanerci male e di non volermi confrontare. Mi avvalgo del diritto di non litigare, che non mi riesce a costruire l’amore sulle macerie del giorno prima, affermando e disdicendo ad ogni alba la fiducia e la stima.

Mi avvalgo del mio diritto di non dirmi delusa, io “mi hai deluso” non l’ho detto mai perché fa male più a me che a all’altro, come gli schiaffoni che ci davano certi genitori. Più al mio orgoglio che alla tua coscienza che dorme sugli allori. Mi avvalgo del mio diritto di avere difetti di ogni foggia e misura e che il mio hobby preferito sia fare brutta figura. Mi avvalgo del diritto di amare i difettosi, che il cuore non mi si scioglie per l’adorazione ma per la tenerezza struggente che scatena solo e soltanto l’imperfezione.

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5 thoughts on “La carta dei diritti del difettoso.

  1. rre says:

    Saremo pure fatti di sabbia, in perenne moto come le dune, ma molti di noi son fatti di merda: sono degli stronzi! Mi avvalgo il diritto di non essere di ossa o di sangue ma di pura, genuina, cacca di cane.

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