Quarantaquattro martedì.

Ho avuto la fortuna di trascorrere l’estate con tanti amici e tanti figli di amici. L’intera tribù dei figli ha imparato a tuffarsi di testa, si sono guardati, emulati, incitati, presi in giro. Mi perseguita l’idea di quanto abbiano perso in questi anni, separati e segregati, quando le cose più importanti i bambini le imparano gli uni dagli altri. La tribù dei figli ha il terrore di annoiarsi, la noia è la grande nemica dell’infanzia, la tribù dei grandi invece la brama, sogna il vuoto totale in cui non c’è talmente niente da fare che il da fare te lo devi inventare. Dateci la vostra noia e vi alzeremo il mondo, vorremmo dire, ma non è vero, potendo non rialzeremo manco il culo figurati il mondo.

Il mare mi suggerisce classificazioni. Ci sono i neonati, splendidi vampiri sberluccichini, li vedi in spiaggia, tutti incremati, con i loro corpi perfetti che ti fan venir voglia di fare altri corpi perfetti. E poi ci sono i neogenitori, degli ottusi zombie che finiscono per litigare e mangiarsi il cervello a vicenda. Madri e padri ingobbiti che fanno molti più gesti del necessario, completamente rincitrulliti e rallentati dalla carenza di sonno. Vampiri e zombie, poi passa. Non è l’unica suddivisione che ho teorizzato, anche le bambine possono distinguersi in due tipi che a confronto Jung puppa: quelle che fanno la ruota e quelle che no. Io, manco a dirlo, ero una quella che no. Invidiavo l’eccezionale facilità a volteggiare di quelle che sì, mentre a me usciva un saltello pesante da orango. Non che mi mancasse la fantasia del volo, ma mi ci è sempre voluta una buona dose di realtà per sognare, una buona dose di terra terra. Marta è una bambina che non sa fare la ruota, ma che non si vergogna a provarci, ne sono molto orgogliosa.

Poi c’è l’amore. Del passato ricordo grandi abbuffate e grandi digiuni, a differenza della taglia del mio corpo che è la stessa da quando ho diciassette anni, il cuore si è allargato e stretto tante volte. Ora è della dimensione giusta. Ho la sensazione di essere entrata nella fase del mantenimento, dicono che sia la più difficile nelle diete, chissà nei sentimenti.

Forse credevo di essere senza pace e invece ero solo acerba. Quando sei giovane ti puoi concedere il lusso dell’insoddisfazione, perché pensi ci sia tempo. E invece non è così perché la vita è come una vacanza, quando ti ci ritrovi un po’, hai preso i ritmi, sei a tuo agio, è già ora di andare.

Penso a mia madre che, se è da qualche parte, è proprio al mare. Aveva un rapporto unico con il sole, lo ricercava, gli si esponeva e poi, la sera, faceva la prova nella piega del braccio, quella che si crea vicino al gomito, la sua era sempre molto più nera della mia. Il culto del sole non era estetico, non c’entrava con l’abbronzatura, è che meritava di essere una donna di Hopper, seduta sul letto con le gambe piegate, la luce ovunque nella stanza, lo sguardo triste all’orizzonte. Cercava il sole perché la sua anima era acerba o forse solo irrimediabilmente giovane.

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