Si salvi chi può.

Di fronte all’ennesimo fatto di cronaca c’è sempre qualcuno che commenta “ma cosa succede alle persone, stanno tutte impazzendo”. Ecco, io mi stupisco che la gente non impazzisca di più. Talvolta l’esperienza del vivere mi sembra così terrorizzante che mi aspetterei di vedere ogni giorno qualcuno correre per strada urlando: “Si salvi chi può!”, “Da cosa?”, “Da tutto!”. Dalla retorica e dall’antiretorica, da chi pensa che giudizio critico significhi criticare, dalla serietà, dalla superficialità, dalla malattia, dai sani.

Si salvi chi può dalla rabbia, dai soldi, dalla povertà. Si salvi chi può dal troppo, dal poco e dal medio, dal neutro, dal niente di che. Nessuno vuole arrivare a pensare in punto di morte “mi sa che l’ho scampata!”, “Che cosa hai scampato?”, “La vita”. Si salvi chi può dal benessere, che crea malesseri sempre nuovi, nuove malattie autoimmuni. Una malattia autoimmune è una disfunzione che induce l’organismo ad attaccare i propri tessuti, in pratica è autosabotaggio, lo stesso che riguarda le relazioni anche quando sembrano funzionare, è che non ci lasciamo mai stare.

Dall’infelicità, che è diversa dalla tristezza, la tristezza crea anticorpi per ricondurti alla guarigione, l’infelicità è appiccicosa, endemica e a volte culturale, forse posturale. Da dove vengo io è considerata elegante, mentre la gioia è scomposta e vagamente cialtrona. Si salvi chi può dal perché a me? Dal perché non a me? Si salvi chi può da questi tempi neri, sempre che ne siano esistiti di altri colori, abbiamo riabilitato il Medioevo per non sentirci troppo in colpa nel riviverlo daccapo. Si salvi chi può dall’invidia provata e da quella subita, dai vecchi rancori, da quelli che, tipo il lievito madre, ogni giorno rinnovi, dalla smania di avere ragione, dal non saper gestire le emozioni, dal gestirle con fermezza militare, dal baratro, dal disastro, dal mostro. Dalla vecchiaia, che non va quasi mai come dovrebbe e bello sarebbe tenersi il meglio per la fine, come l’ultimo boccone del piatto preferito, come il bambino che mangia il dolce e ha ancora voglia di leccarsi il dito.

Si salvi chi può dalla solitudine e dalla contraddizione, si salvi chi può da chi non sa fare e allora fa la morale. Si salvi chi può dall’assenza d’amore o dalle forme deteriori dell’amore, per cui bisognerebbe trovare parole diverse. Se è troppo, se è tossico, se è a senso unico, se fa male, non è amore. L’amore ripara, ripara le crepe, le ossa rotte e ripara anche nell’altro senso, dal brutto, dal pericolo, dalla minaccia dell’orrore. L’amore non è il sole, è l’ombra da cui godersi il sole, non brucia, non scotta, non tramonta e, a differenza di noi, non muore.

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2 thoughts on “Si salvi chi può.

  1. solaremente says:

    Come si fa a commentare i tuoi post che sono così profondi e intelligenti ma anche pratici? Si perché mentre scrivi buttando li concetti bellissimi riordini le cose, metti a posto tutto e alla fine mi dai tanti spunti che mi restano attaccati e mi spiegano cose bellissime che non sarebbero da spiegare ma basterebbe notarle come fai tu mentre racconti, riordini, riorganizzi i pensieri, i ricordi e insomma secondo me dici cose bellissime. Mai scontata, mai che te la tiri…sempre bello leggerti.

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