Ricordi di scuola estemporanei raccolti il primo ottobre 2022.

Una volta un mio compagno delle elementari ha scritto merda con la merda, cioè ha usato la sua stessa merda per scrivere merda, un meta murales sopra la turca. Ho visto cose turche credo che sia un detto nato da lì. Si chiamava Francesco.

Avevamo l’obbligo del grembiule e il mio era sempre o troppo piccolo o troppo grande, come la bicicletta. Mai avuto una bici della misura corretta. L’unico periodo in cui il grembiule era della taglia giusta probabilmente cadeva in estate, l’unico periodo in cui la bicicletta era della taglia giusta cadeva in inverno.

Non si giudicavano le maestre, non ti erano antipatiche o simpatiche, erano come le mamme, potevi litigarci, potevi andarci poco d’accordo ma non le mettevi mica in discussione.

I quaderni quando finivano ti sentivi orgoglioso. Lo volevi far sapere a tutti che avevi finito il quaderno e ne potevi iniziare un altro, la prima pagina del nuovo quaderno era una festa.

Ogni tanto saltavi le pagine per errore e allora le dovevi incollare, la colla si metteva sui quattro lati e a croce, non c’era altro modo.

I capelli lunghi si incastravano nelle viti dello schienale delle sedie, ne restavano ciocche intere lì attaccate. Quando sentivi tirare ogni volta ti giravi incavolata verso il compagno dietro, perché pensavi fosse lui a tirare.

C’erano dondolatori espertissimi che alla dondolata avanti e indietro preferivano i 360° su una sola zampa della sedia. Le maestre iniziavano la loro campagna antidondolamento in prima per non smetterla fino alla quinta elementare.

Ci veniva anche detto di mettere la testa sul banco e di dormire, come i cavalli.

Si facevano i cartelloni, i cartelloni partivano bene e finivano male, con le lettere tutte schiacciate perché ti mancava lo spazio. Era uno strazio per me guardarli lì appesi, tutti stortignaccoli, non vedevo l’ora che cambiasse argomento e si ricominciasse con un cartellone nuovo.

Avevamo un ominide in meno, l’ergaster, mai sentito l’ergaster fino a quando non è andato a scuola Lorenzo.

Non c’erano gli amici del dieci. Il dieci non aveva amici ai miei tempi, il dieci era uno stronzo solitario.

La nostra bidella, perché si diceva bidella, era dolce, si chiamava Mariuccia e ci dava le carezze sulla testa, ieri ho fatto il conto, Mariuccia non è sicuramente più dei nostri. Speriamo che tutte quelle teste sfiorate ogni tanto la pensino.

I banchi cambiavano spesso posizione, a ferro di cavallo, a isola, a file di due o tre banchi. Come se la collocazione nello spazio potesse migliorare la nostra resa, feng shui elementare. Se rivolgiamo Francesco a nord magari non farà più i murales di merda… doveva essere questa la speranza.

La frase che ripetevamo di più era Lo dico alla maestra. Qualcuno ti faceva incazzare e tu “lo dico alla maestra”. I migliori erano i “ce lo dico alla maestra”. Qualsiasi cosa la dicevi alla maestra e tutti noi ignoravamo quanto alla maestra non fregasse un cazzo di quello che dovevamo dirle. E così è era e sarà, nei secoli dei secoli.

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5 thoughts on “Ricordi di scuola estemporanei raccolti il primo ottobre 2022.

  1. Mi hai fatto ridere. È vero che a noi maestre delle bambinate non importa nulla. Sono gli adulti che molte volte le prendono troppo sul serio e non se ne esce più. Però sarà sempre così 😆

  2. Quanti ricordi…..tutto quel che scrivi è nella mia memoria. Ma nella tua classe, quando la maestra non aveva voglia di insegnare non si faceva “il gioco del silenzio”? O, quando doveva assentarsi non metteva il capitasse alla lavagna che veniva divisa in due con un tratto di gesso: da una parte si scrivevano i nomi di chi era stato “buono” e dall’altra i “cattivi”?

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