Settembre addosso.

Mia madre era una maestra elementare, mio padre insegnava italiano alle scuole serali, vivevamo in affitto in zona Vanchiglia a Torino, 65 metri quadri, di quella casa ricordo: un tendone arancione al posto della porta in camera da letto, molti libri, un ingresso dove giocavo alla ballerina (con una calzamaglia nera e un body che mi facevano assomigliare più a Tafazzi che a una danzatrice classica). Poi c’era il balcone sul cortile che collegava la cucina alla camera di mia sorella, nella parete esterna un buco con una porticina di metallo permetteva di buttare la spazzatura senza nemmeno scendere in strada. Il buco a un certo punto lo chiusero con il cemento perché i topi lo usavano come ascensore. Di notte capitava che la gatta ne prendesse uno, in famiglia eravamo tutti molto fieri di lei, mio padre soprattutto, la accarezzava, gli piaceva che le crocchette non le avessero sopito l’istinto, “è micidiale” diceva tutto orgoglioso. Ho sempre pensato che in quella zampata notturna ci vedesse qualcosa di sé. Erano gli anni Ottanta e noi non eravamo ancora borghesi, lo saremmo diventati con qualche soldo in più e con l’oculatezza di mia madre. Per me e mia sorella valeva il principio “Non si mangia fuori pasto e non si chiedono regali all’infuori di Natale e compleanno”. Silvia, che era molto più grande e determinata chiedeva ugualmente, io no, io accettavo. Ero una bambina giudiziosa e ubbidiente, tranne per quella cosa dei compiti delle vacanze, a settembre si scopriva sempre che non avevo svolto nemmeno un esercizio, marciando sulla fiducia conquistata durante l’anno. Mio padre faceva finta di incazzarsi, ma sotto sotto mi riservava il sorriso della gatta col topo. Poi andavo a scuola con i temi fatti in fretta e furia, da lui. I miei compagni avevano il loro nome e cognome impresso su gomme, quaderni, portapenne, penne, zaini, grembiuli… io no. Il mio materiale scolastico era anonimo, era roba, sarà per quello che non ho molto rispetto per gli oggetti, so che è un problema, io perdo tutto. Però se penso a mia madre che se ne frega della conta dei pennarelli serali al ritorno dal fronte non posso fare a meno di sorridere d’orgoglio.

Postilla: promemoria scolastico per settembre.

  • I compiti delle vacanze non li controlla nessuno. Settembre è un nuovo inizio anche per gli insegnanti, un nuovo programma, una classe da rimettere in sesto e nessuna intenzione di guardare all’estate. E però vanno fatti, sono utili, non tanto per l’esercizio in sé ma perché insegnano che c’è sempre qualcosa, anche nel giorno più bello e felice di cavalloni e passeggiate in montagna, a romperti i coglioni.
  • I bambini hanno il senso della proprietà, vogliono per loro, ci nascono con l’èmmmmio incorporato. La proprietà non va insegnata, va insegnata la cura e quella non ha niente a che vedere col possesso.
  • La divisione buoni e cattivi alla lavagna è inutile. Ai “cattivi” non importa nulla di essere cattivi e i “buoni” saranno buoni per i motivi sbagliati.
  • Da piccolo ti preoccupi tanto di avere almeno un compagno della materna che venga con te alle elementari, almeno un compagno delle elementari che venga con te alle medie eccetera. Durante l’anno è il bambino con cui trascorrerai meno tempo in assoluto.
  • Tutti i bei voti del mondo non eguagliano la soddisfazione che si prova togliendo in un unico pezzo la colla vinavil spalmata e rappresa sul palmo della mano.
  • Studi scientifici dimostrano che i bigliettini sono totalmente inefficaci ai fini di un’interrogazione o di una verifica. Il tappino della bic con dentro l’intera divina commedia miniata è didatticamente la coperta di Linus degli studenti. Gli insegnanti dovrebbero chiudere un occhio.
  • Quella roba a base di uova che danno in ogni mensa di ogni scuola italiana e che potrebbe essere pomposamente chiamata frittata o medaglione di verdure ma in realtà è spugna imbevuta d’olio (tra l’altro usata anche per uccidere i cani)… quella roba a cui chiunque preferirebbe un menu completo a base di gommapane, bene quella roba fa schifo anche alle maestre.
  • A forza di voler cancellare un errore si fa il buco.
  • Una volta una maestra mi ha detto che le note sono una sconfitta e non parlava degli studenti. Era una buona maestra.
  • Non importa quanto sia fico il compagno di classe fico, guardalo correre con uno zaino in spalla e sarà goffo pure lui.
  • Quando sorrido pensando a mia madre, istintivamente devo subito compensare e allora mi torna alla mente che mi faceva andare a scuola in pigiama, spacciandomelo per una tuta. Il perché lo ignoro tutt’oggi.

Bellissima illustrazione settembrina di Paola Patrizi:

settembre addosso

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47 thoughts on “Settembre addosso.

  1. Come sempre mi fai commuovere e riflettere allo stesso tempo… io ero una bambina di quelle non particolarmente brave o fiche o monelle; ma adoravo sognare a occhi aperti, e raccontare, inventare bugie colossali ma molto articolate per lasciare i miei compagni a bocca aperta. Ancora adesso il mondo della fantasia mi accompagna sempre… e gli permetto volentieri di fare lo sgambetto a quello reale, ogni tanto.
    E sogno sempre a occhi aperti, sul treno, con della buona musica nelle orecchie.
    Però non racconto più bugie, giuro. 😉

  2. mi piace quando dici che la proprietà non va insegnata, è una bella cosa e se riesci a farla con i bambini riusciremo ad avere persone più disposte a divedere le cose, le emozioni, la conoscenza e quant’altro con gli altri. Io ero il più bravo della classe fino alle medie, poi ho smesso. mi ha fregato il fatto di non essere per niente preciso, niente libri perfettamente sottolineati, non avevo un astuccio, solo una penna e nient’altro, tipo i compagni di banco che si presentavano con una penna rossa per le cose importanti, una blu per quelle mediamente importanti e una verde per aggiungere le note dei professori (giuro che sono stato testimone oculare) io al massimo scrivevo qualche frase che mi veniva in mente e che sicuramente non c’entrava niente con la lezione, oppure scrivevo gli errori di chi parlava. mi sto dilungando… però si, mi è piaciuto il post, mi ha fatto ripensare a momenti belli e spensierati, che potevano sembrare drammi.

  3. Da insegnante di scuola primari confermo: correggere i compiti delle vacanze è una gran rottura, per questo non ne assegno mai! Tanto si sa che vengono fatti all’ultimo momento e li fanno i genitori, zii e vicini di casa.

  4. l4paola says:

    pure io figlia di insegnante di scuola elementare.. e se devo esser sincera, ringrazio mia mamma che non mi ha mai fatto sentire questa cosa un peso (le aspettative della figlia della maestra etc etc).
    ho un figlio che fa il liceo e non è carico di compiti per le vacanze.. di più!
    ma lo stimolo a farli, non tanto per lo zoccolo dei prof che poi li ritireranno, ma per se stesso: tre mesi (quasi) di latitanza dalla scuola, ti fanno dimenticare anche le tabelline che hai appreso alle elementari 😛

    ma che fatica vederlo in questi pomeriggi caldi, col naso sui libri.

  5. Io ho sempre fatto i compiti delle vacanze appena finita la scuola, per togliermeli dai piedi. Mia madre, prof di latino come mio padre, ha sempre nicchiato dicendo “i compiti delle vacanze vanno fatti a partire da metà luglio, per ricominciare la scuola ricordandosi di cio’ che si è fatto l’anno passato”

  6. Bellissimo, bellissimo post…sei riuscita a risvegliare tanti ricordi piacevoli e, allo stesso tempo, svelare tanti significati nascosti.

    “A forza di voler cancellare un errore si fa il buco.”
    Exactly.

  7. Troppo bello leggerti! Hai un modo di raccontare piccole cose vissute un po’ da ognuno di noi. Leggerti mi assorbe e mi fa tornare a quando ero bambina anche io… E la giornata diventa più allegra e leggera! 🙂
    p.s. I compiti delle vacanze li finivo prima ancora che iniziassero le vacanze: li usavo un po’ come settimana enigmistica… e a settembre poi non ricordavo più nulla! 🙂

  8. Questa rivincita sul corretto utilizzo del verbo scancellare, ti dirò che mi ha dato quasi la stessa soddisfazione dello staccare la Vinavil in un unica mossa…quasi però! Sei sempre mitica!😘

  9. lalla says:

    io vivo in Bavaria (in Germania i programmi scolastici variano da regione a regione) e a mia figlia i compiti per le vacanze – che tra l’altro sono in blocchi durante l’anno e quindi quelle estive sono solo 6 settimane – non li danno. In compenso al rientro da ogni “vacanza”, dal primo giorno fanno test per vedere cosa ricordano. E il voto fa media. PAURA, eh? (a lei, come a tutti i bambini, non frega nulla: si ricordera’ solo della mamma rompicoglioni)

  10. bimbiaspasso says:

    splendido articolo…a metà tra il nostro settembre e il loro (quello dei nostri figli). E poi “Una volta una maestra mi ha detto che le note sono una sconfitta e non parlava degli studenti. Era una buona maestra.” con un figlio che di note ci vive, beh…sì credo proprio fosse una brava maestra…quella.

  11. La poesia che accompagna questo post è semplicemente l’incanto di settembre…

    (Da maestra, correggo i compiti delle vacanze, eccome! In che modo potrei insegnare la serietà e l’impegno se io per prima non li praticassi quotidianamente? E non sapete quanto fa arrabbiare la superficialità che certi genitori trasmettono consentendo che a fare i compiti siano nonni, vicini di casa e parenti tutti, ma, nonostante questo, continuo sulla mia linea. La divisione buoni vs cattivi alla lavagna non s’affronta.)

  12. Quando scrivi queste cose del tuo passato che per alcuni e’ solo prossimo e per altri forse passato remoto, io starei a leggerti tutto il giorno. Come ti ha detto qualcuno, hai un modo di raccontare le cose, anche le piu’ piccole che e’ coinvolgente e tutti ci possono ritrovare un pezzetto di se’. Mi piace il ritmo della tua scrittura, un ritmo che culla e lentamente ti proietta nella situazione, ci si accomoda e si assapora tutta l’atmosfera e poi all’improvviso butti li concetti tanto importanti che fermano il tempo per un attimo, giusto per far riflettere e prendere nota prima di continuare a leggerti con sempre piu’ interesse….peccato e’ solo un breve post.

  13. Pensa che le mie maestre davano pochissimi compiti per le vacanze. Perlopiù temi. Allora io chiedevo a mia mamma di comprarmi lo stesso un libro con gli esercizi per le vacanze. Per emulare mio fratello! Mia mamma me lo comprava, pensando che fossi matta…

  14. Sara says:

    Purtroppo la maestra di mio figlio (che quest’anno farà terza elementare) corregge i compiti delle vacanze!!! Il primo giorno di scuola raccoglie tutti i libri delle vacanze e li restituisce verso novembre…. Non mette voti, però controlla che siano stati fatti e che non ci siano troppe fesserie.

  15. Noi non avevamo i compiti però avevamo un magnifico “libro delle vacanze” che era più una specie di libro alla settimana enigmistica. Tant’e vero che puntualmente dopo una pio di giorni veniva finito. Poi libertà assoluta fino a settembre.

    La cosa del non chiedere mi ha colpito. Da papà preoccupato del “lo voglio” a ogni visita a un centro commerciale o edicola di giocattoli/pupazzame vario mi sono attrezzato pure io in un “i regali solo compleanno e natale” aggiungendo “per occasioni speciali”. Il mio Angelo sa che non tutto è dovuto ma deve meritarselo. Mi piange il cuore vedere la delusione nei suoi occhi ma voglio che impari presto che tutto quello che vuole dovrà guadagnarselo, lottare per averlo. Imparerà (spero) a capire il valore delle cose. E’ un grande insegnamento dei miei genitori che per necessità (pochi soldi in famiglia per il superfluo) hanno fatto virtù.

  16. Bel post. Io a scuola sono stato sempre uno che cercava solo di passare all’anno seguente , boh forse avrei voluto impegnarmi di più, ma non è nella mia indole.

  17. Pingback: I compiti delle vacanze | Seren sarà

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