Il pianto e la disostruzione della tristezza.

Di me si diceva “Enrica è una bambina che non si sente”. Mia nonna si stupiva, “ma che ha ‘sta citta che è così brava?”. A volte diceva “cittona”, bambinona, con quelle guance, mi sa che le parole le conservavo tutte lì. Il mio corpo non sapeva piangere, ogni volta era un evento traumatico, rischiavo l’iperventilazione. Rimanevo in apnea tirando dentro aria mentre gli occhi dei miei imploravano l’esplosione. A Enrica è andata di nuovo di traverso la tristezza, facciamole la manovra di Heimlich o soffocherà. E invece poi le lacrime partivano, a pieni polmoni e dopo, svuotata, singhiozzavo per ore, singhiozzi a secco, una specie di risucchio, un rinculo involontario. Crescendo ho imparato a farmi sentire, ma a piangere ho rinunciato, non posso andare in giro a terrorizzare la gente.

C’è chi piange con il mento, come un coniglio offeso, chi con le narici, tirando su col naso. A Lorenzo si spezza la voce, il viso si scalda, ribollono le mani. Gli occhi, ragazzi, i suoi occhi sbocciano, si fanno enormi e sembrano dire: “ma che minchia ci sta capitando?”. Può restare così a lungo, le lacrime sull’orlo del vaso senza traboccare. Non nasconde ancora la faccia per il pudore, ma lo posso già immaginare grande, col cappuccio della felpa tirato sulla testa, le maniche sformate a forza di nasconderci i pugni dentro. Se farà come sua madre ci infilerà anche le ginocchia nel maglione, rannicchiandole sul petto.

Marta fa ridere anche nel pianto, sono sempre lacrime di denuncia le sue, ce l’ha con qualcuno, con qualcosa, con suo fratello, con me, con il padre o i compagni, con il muro che le è andato a sbattere contro, con il pavimento che ha fermato la sua caduta. Mastica imprecazioni biascicando e mi ricorda un manga giapponese, tipo Gigi la trottola che mangia il riso spargendolo ovunque. Lei sparge invettive e lamentele. Ma le passa subito.

Il pianto di nervoso è il peggiore, perché è una lotta contronatura, non riesci a reprimerlo quando bussa alle palpebre. Hai mai provato a fermarti mentre fai la pipì? Impossibile, resti lì a mutande abbassate, finché non finisci. C’è il pianto sordo che non consola, bagna solo, le lacrime hanno la viscida consistenza di quando ti metti sotto la doccia e ti spremi addosso la spugna zuppa di acqua gelata della volta precedente.

Io non piango, è vero, ma sono campionessa di commozione. Un amico che mi dice “cerco di non morire giovane per godermi la nostra vecchiaia”. E mi commuovo. Lorenzo che impara ad andare in bici e la consapevolezza che dove stiamo andando non ci sono più rotelle, né ciucci, né biberon. E mi commuovo. Una canzone che mi prende di sorpresa. E mi commuovo. Un “ci penso io, tu riposa”. Mi commuovo e ogni tanto, fortunatamente, qualcuno davvero bravo che mi faccia la manovra di Heimlich lo trovo e il bello è che la fa passare per un abbraccio.

12002793_10153713876761392_6351974764126819905_nFoto Valentina Fontanella http://www.susanita.it

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35 thoughts on “Il pianto e la disostruzione della tristezza.

  1. mammanch'io says:

    e anche stavolta leggendo il tuo post: sorrisi, risate, tenerezza e un senso di familiarità che riscalda il cuore. Brava!

  2. Mary says:

    Negli ‘ultimi’ 33 anni, ho pianto di rado, da che ricordi sempre per eventi tristi e incontrovertibili. Ora, sono 9 mesi che non passa giorno che io non pianga, e no, non è per un lieto evento. Non immaginavo si potesse sentire tanto dolore, non credevo fosse possibile si radicasse in me così prepotentemente. Eppure c’è.

  3. Pingback: Il pianto e la disostruzione della tristezza. | egambino

  4. Io sono campionessa di commozione perché le emozioni mi restano tutte incastrate dentro. E mi tornano su come quando non digerisci qualcosa, a tradimento. Sarà una forma di intolleranza? Grazie come sempre per i tuoi bellissimi post!

  5. girandolaprecaria says:

    Io, cazzo, mi stupisco che ogni volta ci regali questi post qua. Bellissimi. Spero che tu stia scrivendo un altro romanzo. Quando vincerai lo Strega mi bullerò con gli amici, “io quella là la seguivo già sul blog”

  6. per un istante mi fermo a pensare a me da piccola…
    piangevo ogni tanto, ma spesso ho trattenuto le lacrime per fare la dura, e non essere la ragazzina…
    oggi mi commuovo tanto, e piango meno di quanto non dovrei…

  7. marta says:

    Grazie per il post cade a fagiolo come si suol dire. Da un paio di giorno piango a fiumi come se qualcuno stesse accarezzando l’amgdala sarà la tiroidite cronica ma vedo tutto con più lucentezza dopo. Il vuoto è tanto ma dalle lacrime posso ripartire per ridefinire punti importanti della mia vita. Dopo la pioggia ritorna sempre il sereno.

  8. E quindi, dovrei provare a cercare gesti dolci? No, perchè sta cosa del pianto me la sto legando al dito. Non ci riesco più, a piangere, e se c’è un segreto, vi ti prego, dimmelo, ne ho superbisogno. Che ansia.

  9. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 25.10.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  10. Sara says:

    Da bambina piangevo senza farmi vedere,non volevo dare altri brutti pensieri ai miei e mentre piangevo leccando le lacrime mi sentivo più serena ..più sirena.Continuo a piangere in solitudine ma non mi piace più .

  11. Sabrina says:

    Inaspettate manifestazioni di solidarietà, anche non nei miei confronti, sono l’impulso inarrestabile al quale accenni. L’unico, per me.

  12. Leggo in silenzio ma sempre presente 🙂 Mi dicono che ho le lacrime in tasca, piango non appena ne ho voglia, non riesco a trattenere le lacrime. Ho imparato però da qualche anno a dargli un significato, solo così riesco a far defluire insieme ad esse il disagio che provo.
    I tuoi post sono sempre tra le cose più belle che leggo.

  13. È incantevoke il tuo modo di scrivere, sono incantevoli le emoziobi cge trasmetti e riesci spesso a fare una delle cose più belle al mondo…mettere nero su bianco quello che il cuore di molte persone non riesce a esternare. Grazie

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