Si può essere felici senza smettere mai di essere tristi.

E improvvisa mi prendeva la voglia di avere delle piante, un bel terrazzino con vasi e piccoli fiori colorati e api. E improvvisa mi prendeva la voglia di rimodernare casa, di comprare tanti specchi grandi come brufoli da appendere su una parete con carta da parati, santini e fotografie, un vaso a forma di testa di Frida Kahlo, piante basculanti al soffitto. E improvvisa mi prendeva la voglia di una maschera di bellezza, di un balsamo anticrespo.  Sono i preparativi della felicità. Poi non arrivava, non è detto, ma essere preda di quegli entusiasmi propiziatori sicuramente mi ha salvato tante volte dal teatro della tristezza. Immaginarmi compratrice di tulipani la domenica mattina, lettrice scalza di romanzi in riva al fiume tra libellule ronzanti, sbocconcellatrice di croissant con ginocchio destro al petto e piede avvinghiato a bordo sedia davanti a pc portatile sul tavolino del bar, donna che si fa il bagno nella vasca e immerge la testa per annegare i pensieri cupi e schiarirsi le idee. Madre che cucina con i bimbi ridendo delle nuvole di farina e che nelle giornate di pioggia propone giochi creativi con gli scarti della differenziata. Era dare una possibilità a un’altra me, giusto un esercizio, che poi tanto mai potrei immergere la testa nella vasca da bagno, ho una vasca troppo piccola, se immergo la testa devo fare la candela con le gambe, è probabile che muoia per embolia. Ma pure i tulipani, ti pare che si possano spendere trenta euro per un mazzo di fiori? Cosa sono Csaba della Zorza? E la mamma creativa, figuriamoci. Una che posta il flipper funzionante fatto di tubi di carta da culo e di tappi di bottiglia di bevande bio. Seguo un sacco di account di questo genere, finisce che coinvolgo i miei figli trentasecondi netti, poi il lavoro più duro è resistere alla tentazione di urlare: minchia dai qua, tu e quelle manacce ricoperte di petrolmerda, hai rovinato la mia opera d’arte, beccati sto computer mentre finisco da sola! Lo stesso per le ricette da cucinare insieme… tu tieni acqua e farina, impasta questo pezzettino sciapo e grumoso che nessuno mangerà e io farò la pizza buona.

Si può essere felici senza mai smettere di essere tristi” scriveva la Yourcenar “si può essere tristi senza mai smettere di essere felici”, per me vale allo stesso modo, una specie di aforisma dal senso palindromo. Lo leggi da un lato o dall’altro e funziona ugualmente. Nei periodi in cui le cose vanno bene, in cui sono felice, continua a scorrere in me un fiume sotterraneo. La felicità è un’emozione, mentre quel fiume sotterraneo è un sentimento, una percezione della realtà dolorosa che non si secca mai del tutto, che non si assorbe. Quando la tristezza arriva in superficie, per motivi contingenti, è la felicità a scorrere sotto, un desiderio di vita che non si tacita, di nuovo un sentimento, mentre la tristezza diventa emozione dominante e, per fortuna, passeggera. La mia natura compensa, è un ridere nel pianto, un piangere nel riso.

Un ridere di quella che sono, un piangere per quelle che non sarò mai. e viceversa. Quello che mi salva mi condanna, quello che mi condanna mi salva, come la vita che è tutto ciò che abbiamo e insieme tutto ciò che non avremo mai.

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4 thoughts on “Si può essere felici senza smettere mai di essere tristi.

  1. Valentina Grazzini says:

    Ma sei così brava!? E così me!
    Te lo rubo e ti citerò
    Te lo giuro sulla mia felicità e sulla mia tristezza (e viceversa)

  2. solaremente says:

    Mai..mai una delusione leggendoti ma sempre sorprese positive e spunti di riflessione ( questa fa molto professoressa) e pure qualche risata perché in effetti certe immagini che vengono proposte come specchio di comportamenti sono abbastanza irrealistiche per non dire scomode.

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