A me piacciono quelli che non ce la fanno e poi, invece, sì.

E la stanchezza arriva. Lo capisci dai piccoli segnali, la memoria, quella bastarda, ti molla per prima. Sei al bancomat e inserisci numeri a caso, nel vuoto più totale, fino a quando il tipo in coda ti chiede se stai prelevando o giocando al sudoku. In ufficio ricevi la telefonata dalla scuola di tua figlia (per dare l’idea di quanto temi questo tipo di chiamate hai registrato il numero del nido sotto “son cazzi-Tata” e quello della materna sotto “son cazzi-Lori”), ti ricordano che è il turno di Marta per leggere la fiaba alla sua classe e tu fai mente locale e no, ti dici, non sa ancora leggere Marta e allora capisci che il turno è il tuo, che è te che aspettano. Inventi una scusa, ti senti una merda, compri un regalino per farti perdonare da Marta, ti senti una merda perché cerchi di farti perdonare con un regalino, non glielo dai. Torni a casa. Lorenzo, complice un po’ di mal di pancia, ha optato per una serata-molestia: vuole un vecchio guanto di Spiderman, non può più vivere senza quel guanto, la sua mano è gelida, triste, sola e insensata senza quel maledetto guanto. L’hai buttato, lo sai tu, lo sa Spiderman, presto lo saprà anche Lorenzo che esplode in un pianto a dirotto e in un “non volevo che lo buttassi” a ripetizione. E la stanchezza arriva lì. Non ti permette di rallegrarti dell’ottimo uso che il tuo primogenito fa del congiuntivo, vuoi solo che il muezin smetta. Ci sono volte che una mamma fatica davvero a vedere il bicchiere mezzo pieno, ché è già un miracolo se i figli non l’hanno rovesciato per terra, non ci hanno fatto un pediluvio o un bidet, non ci si sono incastrati la bocca a ventosa. Decidi di dare a Lorenzo il regalino di Marta (sempre sia benedetto nei secoli il buon vecchio metodo Montessorrata)… “Ma è una fatina!” “Non è esattamente una fatina, guarda, ha le ali, potrebbe essere Falcon l’amico di Capitan America…”, “Ma ha le tetteeeeee”. Sulla parola tette Marta si slaccia il body, si scopre la panza e fa l’haka della femminilità cantando “tette, io, tette, io”. Accendi la televisione che spegne le voci. Silenzio, solo un ronzio, che non viene dal frigo, è il ronzio del senso di colpa. Lo copri dicendo ad alta voce “vabbé un po’ di tv ci sta, io sono cresciuta davanti alla tv e sono venuta su bene ugualmente”. Sono venuta su bene ugualmente lo ripeti nella mente e ci aggiungi un punto interrogativo. Prepari cena, li nutri, li infili nel letto con le magliette del giorno, non hai voglia di battagliare per il pigiama, hai già patteggiato una favola in più per un lavaggio di denti senza storie. Ti sdrai con loro nel letto a castello, dormono abbracciati nello stesso metro per due, ai piani alti, starci in tre è una sfida alle leggi della fisica. La perdi. La stanchezza si abbatte su di te, definitiva, ma di là ti aspetta ancora un po’ di lavoro, qualche giro sulla ruota del criceto. E lo sai che hai tra le braccia due bambini che ti vogliono tanto bene e lo sai che da qualche parte c’è anche un uomo che ti vuole tanto e bene (ragazzi quanta roba in una sola E di congiunzione), ma ti senti triste, è la tristezza che ti coglie per stanchezza. Marta va per prima, liscia nel suo mondo di calcioni notturni, Lorenzo resta a occhi aperti nel buio.

–       Mamma, vero che il destino è dentro di noi? Soffochi un “dormi Lori” e parti con un improbabile pippone biascicato sul destino che è un po’ quello che ci creiamo e un po’ quello che ci tocca. Il tuo per esempio è fissarti degli obiettivi, raggiungerli e poi pensare che in fondo era facile e non sei stata così brava. Quest’ultima parte sulla sindrome della figlia della maestra potevi evitargliela.

–       Mamma, vero che se abbiamo mal di pancia è colpa del destino? Qui segue un secondo pippone sul fatto che il destino forse c’entra, ma c’entra soprattutto quello che mangi, se somatizzi, se c’hai la colite come la nonna.

–       Mamma, vero che il destino è pieno di cacca? Qui segue un silenzio e basta.

–       La maestra ha detto che quando mangiamo la roba va nello stomaco, poi nel destino e poi nel gabinetto. Il destino è l’intestino. E la risata è più forte della stanchezza: le forze per ridere, non so come, le trovi sempre.

bicchiere-mezzo1[1]

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52 thoughts on “A me piacciono quelli che non ce la fanno e poi, invece, sì.

  1. nuvolesparsetraledita says:

    Bellissimo…. (però madri per sempre, cit. DeAndrè) quindi preparati, cambieranno i modi i luoghi i casi ma sarà così per sempre 🙂 e ci riderai sempre

  2. Lauzan says:

    I famosi scherzi del destino…o intestino! Leggendoti mi sento meno sola…le mie vicissitudini con tre nani prendono una piega più umana xxx

  3. barbara71 says:

    Anch’io sono contraria alla tv ma qualche volta, quando proprio non ce la faccio, causa botte da orbi tra i miei due pargoli, invito il figlio numero 1 (nel senso di primo nato) a “rinc…..irsi davanti alla tv”, e devo dire che funziona……

  4. barbara71 says:

    scusa questa chicca è fresca di un’ora fà….il figlio numero 2 mi ha detto che domani prendiamo il “draghetto” per andare a Venezia

  5. 92 minuti di applausi a Lorenzo! 🙂
    (Sono un padre snaturato? Non ho memorizzato i numeri della scuola. Ieri mi hanno chiamato per un poco di febbriciattola de Lacomizietta ed ero calmo e serafico come un monaco tibetano.)

  6. Francesca says:

    mio figlio di 7 anni e mezzo per spiegarmi l’eclissi di oggi mi ha detto che la luna si ferma un attimo per aspettare il sole!!

  7. La tv è un ottimo silenziatore per le voci stridule e gli acuti penetranti che a fine giornata ti straziano i nervi. Per quel che riguarda il fastidioso ronzio (effetto collaterale della tv-silenziatore di gioiose o lagnose voci infantili) io ci convivo da anni, ma di recente ho iniziato ad accettare qualche volta di prendere qualche “scorciatoia” al faticoso mestiere di madre, ché qualche volta, e ripeto qualche volta, una discreta percentuale della stanchezza che ci tiriamo addosso è dovuta anche alla nostra ostinazione di dover a tutti i costi prendere il percorso accidentato, la via meno battuta di Frost, a costo di darci di quelle mazzate sulle rotule che poi restiamo azzoppate.
    La tv è una scorciatoia, a volte, salvifica. Mentre loro sono in stand-by, tu recuperi forza e lucidità e dopo magari riesci anche a dedicarti alle immancabili letture serali con un briciolo di pazienza in più.
    I regalini per ingraziarteli invece per mia esperienza finiscono per essere controproducenti, perchè se tuo figlio/a quel giorno ha le palle girate troverà il modo di ritorcere qualsiasi cosa farai contro di te. Regalini inclusi. E tu ti sarai sprecata una scorciatoia.

  8. Io non posso che adorarti che pensavo di essere l’unica a mandarli a dormire con la maglietta del giorno. Hai descritto le mie serate! 😀 😀
    Anche loro si addormentano appiccicati

  9. LadyKaiura says:

    ti sembrerà strano, e perdona il mio stream of consciousness, ma leggere oggi queste parole non sai quanto mi sia servito, la settimana che si sta chiudendo è una di quelle che avresti mai voluto passare, quando ti fermi e pensi “ma cosa sto facendo”, “ma perché tutto questo a me”, “ma sono io che sono sbagliata”, ma poi invece passa e quando tocchi il fondo, lo sai, poi si risale. E io voglio risalire e abbraccio virtualmente te, Lolenzo e Martuzza, perché oggi mi avete regalato un sorriso e mi avete dato la carica. Il sole che si è eclissato, il buio (parziale) per poi tornare a splendere, un concentrato di attimi, lo prendo come metafora della mia settimana (spalmata su 5 giorni). Adesso si rinasce. (te l’ho detto, era un flusso di coscienza, senza soluzione di continuità)

  10. Ah ah adoro! Ma il fatto di fissarsi obiettivi, raggiungerli e poi dire che tanto era facile non credo possa essere catalogata come “sindrome della figlia della maestra”, perchè ce l’ho pure io e mia madre faceva l’impiegata 🙂

  11. Quanto mi ci ritrovo tra queste tue righe..tra stanchezza e memoria, riflessioni, flusso di coscienza e soprattutto scoppiettanti risate del tutto inaspettate…

  12. Ari says:

    Noo vabbee…questa storia del lapsus tra destino e intestino è troppo ridicola ed è pure capitato in una vecchia conversazione in vernacolo tanto tempo fa…quando eravamo ragazzine…che tempi!!!

  13. Silvia says:

    …grazie, avevo proprio bisogno di leggere queste parole, sembrano scritte per me… A volte la stanchezza è alienante, fa sparire tutte le cose belle… È il destino (o intestino) delle mamme…

  14. Bello ridere, commuoversi ed emozionarsi grazie alle parole della quotidianità. Grazie, davvero. Tutto assolutamente vero e reale. E dietro quelle “e” congiunzioni…

  15. GIACOMO says:

    Le donne sono la benzina del mondo, gli uomini piccoli lo sanno, e le adorano, gli uomini grandi, purtroppo, a volte lo dimenticano.

  16. Il mal di pancia è sempre colpa del destino, lo dico anch’io!
    (ma com’è che tutte queste domande metafisiche arrivano prima di dormire e mentre parcheggiamo?)

  17. GIACOMO says:

    proporrò ad un amico gastroenterologo una produzione musicale , da boy band, “intestiny’s child”, ho in mente anche il titolo ” there is no tripe for cats “.
    SUCCESSO ASSICURATO!!!

  18. Ambra says:

    Ti scopro oggi in fila dal medico e rido tanto che i malati mi guardano. Non ho neanche figli, ma amiche fornite si. Che bella scrittura e che ritmo. Ringrazia i figli che ti danno il materiale x tirare fuori il tuo lato da scrittrice comica o neo realista.

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