Segnali che fanno di te una persona ansiosa e financo socialmente rompicoglioni.

ansia

1. La reazione spropositata quando senti una sirena in lontananza e realizzi che devi spostarti: c’è l’ambulanza dietro in coda, si sente ma non si vede, ti giri sbatacchiando come una falena e rischiando la vita e l’arrivo di una nuova ambulanza a te dedicata.

2. Alla cassa del supermercato, ti agiti compulsivamente come un novello Chaplin in catena di montaggio infilando roba nei sacchi a caso, per paura di intralciare la coda. Ne esce un bustone a lasagna: uova, uva e fragole in fondo, latte, detersivi pesantissimi, chili di patate in mezzo e poi ancora lattughino delicatissimo, prugne molli e ciliegie, per finire con l’ultimo strato di bottiglie di sugo da due litri. Ma il vero terrore dell’ansioso al supermercato è l’annuncio di chiusura, lì parte la famosa spesa “all you can shop”, quella che ti spinge a buttare l’impossibile nel carrello come se ti preparassi all’apocalisse.

3. In aeroporto arrivi all’imbarco e ti affretti per metterti in fila, come se i posti non fossero assegnati.

andreanzia

4. In aeroporto, una volta ottenuta la medaglia del primo pirla della fila, ti affretti a salire sulla navetta, come se non partisse solo una volta piena. Inoltre per la legge del first in last out, finisce che dopo un’ora in fila e la corsa per l’imbarco, entri sull’aereo per ultimo meritandoti l’applauso del pilota.

5. In tram ti alzi tre fermate prima della tua per paura che la gente non ti lasci arrivare in tempo all’uscita. E chiedi “scende?” al povero cristo davanti “no, mi pagano per far barriera agli scippatori”.

6. Per strada un passante ti chiede un’indicazione e non è che ti stia domandando dov’è Campobasso eh, è una roba semplice, una via facile, forse è il tuo indirizzo, eppure entri in crisi e quando il povero passante vorrebbe appunto passare e andare oltre, tu lo fermi “no, no, ma la so, questa la so, mi dia un aiutino”. È inutile dire che alla fine l’indicazione gliela dai sbagliata e lo mandi a Campobasso.

7. Quando sei in coda al casello controlli ottocento volte dov’è il biglietto e quanta moneta serve e prepari la moneta ma perdi il biglietto (che non è mai nella taschina porta biglietti dello specchietto) e comunque alla fine quando la voce elettronica ti dice buon viaggio tu rispondi cortesemente “grazie”, ché siamo ansiosi, non maleducati.

8. In treno, accanto alle porte automatiche c’è un pulsante, basta spingerlo ogni volta che le ante si richiudono e invece preferisci spalancarle a mani nude, oppure immolare il tuo corpo alla causa della mobilità all’interno dei vagoni, urlando “andate avanti, lasciatemi qui, salvatevi almeno voi”.

9. Arrivi al bancomat e ripeti mentalmente il tuo numero per tutto il tempo della fila. Poi alla prima canni e inserisci il codice d’ingresso dell’ufficio, alla seconda digiti l’intera sequenza di Fibonacci, alla terza compare una schermata: “questi li giochiamo sulla ruota di Milano?”.

10. Scendi dall’auto e prendi tutto, poi ti accorgi di avere lasciato la giacca e torni perché hai l’ansia che vedendola possano spaccarti il vetro per cercare il portafogli (e poi sotto sotto hai anche l’ansia del freschetto che tira di sera e che tanti ne ha uccisi). Torni apri prendi la giacca e te ne vai. Poi ti viene il dubbio: avrò chiuso la macchina? Ricorri trafelato e controlli: era chiusa, meno male! Te ne vai lasciando le chiavi nella serratura dello sportello e la giacca sul tettuccio.

11. Nei bagni pubblici ti rifai i muscoli pelvici a forza di far pipì a intermittenza per paura che la porta si apra mentre sei in trazione sugli addominali a dieci centimetri dalla tavoletta, con la borsa intorno al collo e il giaccone. E si spegne la luce e tu cominci a sbracciarti per riattivare la fotocellula. Praticamente il Gobbo di Notre-Dame che fa la cacca e saluta il suo pubblico.

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72 thoughts on “Segnali che fanno di te una persona ansiosa e financo socialmente rompicoglioni.

  1. paola says:

    urca.. le ho tutte, pauraaaa!! ora sono in ansia perché le ho tutte, che devo fà? 😀 grazie per le risate

  2. Ciao, io ne condivido parecchi, di questi segnali. Riguardo i treni non parli però delle porte per scendere, un mio grande classico, che secondo me meriterebbe di essere inserito: se al posto del pulsante c’è il maniglione, è subito panico e ansia da prestazione nei confronti di coloro che devono scendere dietro di me. A volte dall’agitazione non riesco proprio ad aprire il maniglione e qualcuno mi viene in aiuto: ecco perché, ben prima che il treno si fermi, mi guardo intorno furtivamente per appurare se qualcun altro scende con me e, in caso, da quale parte, ché ho pure paura di restare sul treno per incapacità manifesta a stare al mondo!

    Caterina

  3. Pingback: Share: siamo quello che condividiamo | Macchianera

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