Cose che non volete sapere sulla ceretta.

Le donne scelgono con attenzione il ginecologo, lo selezionano con cura chiedendo alle amiche, spesso lo ereditano dalla madre e fanno bene. Una visita ginecologica può essere imbarazzante, ma mai mai come una ceretta inguinale. È per questo che l’estetista deve essere per forza di fiducia. Anche perché l’estetista di fiducia è colei che ti vedrà nella posizione yoga della gru infoiata senza battere ciglio.

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Un contributo fotografico di me che assecondo l’invito dell’estetista ad alzare la gamba per togliere quel ciuffetto lì, diversamente inarrivabile.

La depilazione è in fondo tutta una questione di ciglia che non battono, mentre lei ti toglie peli e ti fissa le parti basse dovete avere entrambe l’atteggiamento di due che chiacchierano alla fermata del tram. Questa è vera professionalità. L’estetista di fiducia è, in generale, carina e accogliente, ti mette l’olio emolliente e ti dà un colpetto rassicurante per dirti “ho fatto”. L’unica cosa su cui non devi mai mentire è l’uso del silk-épil, se ti sgama prova a giustificarti: “ok, ho dato solo una passatina, non è vero tradimento!”. Il silk-épil è il peggiore nemico delle estetiste di fiducia perché sfasa la ricrescita e la ricrescita sfasata è la criptonite di una buona ceretta, che si sappia.

Io sono sempre stata attenta a scegliere l’estetista, a parte quest’ultima volta, prima di partire per le vacanze di Natale, le prime della mia vita trascorse al mare, al caldo. Insomma ho risposto a una necessità dell’ultimo minuto e mi sono infilata in un centro estetico a caso.

Entro e mi è subito chiaro l’errore commesso. La persona che mi accoglie non segue nessuna delle regole non scritte dell’estetista. Per prima cosa resta nella cabina mentre mi cambio (la brava estetista sa che, anche se a breve ti analizzerà ogni pertugio come in un incontro di autoconsapevolezza sessuale degli anni Settanta, non deve essere lì mentre ti spogli). Poi non lascia lo slip di carta sul lettino, quello monouso, quello così carino che ti dispiace non sia commestibile.

Mi sdraio e mi chiede come voglio l’inguine e io lì crollo: “sgamba pure” dico. A tradimento mi dà una cazzuolata di cera, un quantitativo che da solo trasformerebbe l’Amazzonia nel brullo Tavoliere delle Puglie e, prima che possa urlarle “bruttastronzachecazzostaifacendo”, mi fa diventare Barbie magie di infibulazione. Che non ho mai capito se dargli del lei o del lui “al” o “alla” clitoride, ma il dubbio linguistico non lo ritenevo così rilevante da estirpare il problema alla radice. A quel punto, superato il primo strappo, non so più cosa fare. Non posso andare via, ho freddo non sento più le gambe, la vista è annebbiata. “Finiscimi, ti prego!” la imploro. “Puliamo un po’ dietro allora” propone. Le estetiste, anche quelle brave, usano questo gergo strano, questi eufemismi, “puliamo” invece di “ho una cura medievale per il tuo culo di babbuino” perché sì, ti incerano anche tra le chiappe. La prima volta è scioccante, ma per quanto tu sia stranita sai che non devi stringere o avrai il sedere sigillato a vita.

“Vuoi anche le sopracciglia?” osa ancora chiedermi. No guarda, le mie sopracciglia vanno benissimo così, anzi mi saranno utili per il futuro trapianto di peli che dovrò fare alle parti basse. “Abbiamo anche il laser…”. Grazie, Obi-Wan, mi tenti, ma dopo questa credo che opterò per il lato peloso della forza, come un piccolo Ciubbecca.

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Nella foto il laser: “Estirpare o non estirpare, non c’è depilare”. 

Insomma alla fine mi depila anche le gambe, ma tanto gli arti inferiori non li sento più, persiste ancora l’effetto epidurale della ceretta all’inguine. Naturalmente mi lascia residui di cera qua e là che si attaccano ai vestiti come velcro, così quando vado a casa mi tolgo i pantaloni in un colpo secco, come un California Dream Man qualsiasi davanti agli occhi increduli dei miei figli.

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Marta quando mi vede nuda mi fa mille domande, è incuriosita soprattutto dalla Soldato Jane là sotto. Ah che tenerezza l’ingenuità dei bambini, che candore adorabile.

La mattina dopo, quando incrociamo il vicino sulle scale, gli comunica trionfante: “lo sai che alla mamma hanno tolto la patatina delle donne grandi?”. E niente, non c’è estetista stronza che tenga, nessuno ti fa il laser alla dignità come un figlio. E buona ceretta a tutte.

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25 thoughts on “Cose che non volete sapere sulla ceretta.

  1. Non l’ho ancora provata lì, nè tantomeno il silk-epil, che invece tollero per il resto del corpo. Uso, anzi faccio usare (non essendo autonoma) il vecchio rasoio monouso. Non trovi che, utilità a parte, sia un rito megasexy?
    🙂

  2. Sto ancora ridendo su questa frase: “sai che non devi stringere o avrai il sedere sigillato a vita”
    Mi sono sempre chiesta perché le estetiste “puliscano”… e soprattutto perché passino la cera sulle chiappe al punto che, le prime volte, mi hanno fatto venire i complessi del “ho il sedere peloso e non me ne sono mai accorta e ci sono andata al mare e lo hanno visto tutti”. Poi ho controllato bene e la domanda è diventata: “ma cosa toglie?” boh.. tanto non fa male.

    P.S. Non ce la farei mai a fare l’estetista…

  3. …io sono eccezionalmente fortunata…
    la SuperMamma è estetista!
    però sono arrivata a 31 anni passati, senza fare la depilazione totale, lasciavo una specie di rettangolo nel mezzo… ora via tutto… ed appena fatta, ho la sensazione di fette spesse di roastbeef tra le gambe… mooooolto destabilizzante!
    di contro, è molto igienico, specialmente quando ho il ciclo… ed il sesso mi pare migliore!

  4. Muoio dal ridere e detesto l’estestista che non segue nessuna delle regole non scritte dell’estetista. la prossima volta, scappa e armati di rasoio!!

  5. Sono morta dal ridere sulla cura medievale!!
    Io mi sono data al fai da te! Non devo prenotare nulla, nè temere sguardi di disapprovazione se salto un mese e devono potare dei baobab la volta successiva! Certo, ho bisogno di raggiungere il Nirvana per raccogliere il coraggio di strappare in alcuni punti..

  6. Vedo con piacere che i criteri di scelta dell’estetista-quella-giusta sono comuni, forse fanno parte di quei “non detto” delle donne.
    Anche l’estetista del mio paesello, Francesca, l’unica di cui mi fidi ciecamente e che fa sempre un lavoro egrerio, mi ha abituato da subito alla tecnica del “puliamo anche dietro”.
    Fa strano, fa appiccicoso, tutto quello che volete, ma io non ci rinuncerei più (e purtroppo con il silk-epil non è un effetto replicabile)!

  7. Speriamo che torni presto di moda la patata afro anni 70. Così smetteremo di soffrire.
    “Che ne dici ripuliamo dietro” è una frase standard che gira in tutta italia allora. Ogni volta, dato che praticamente mi fa una anoscopia sono tentata do chiederle se ho delle emorroidi.

  8. Troppo forte questo post! Ti ho letto sull’autobus e non potevo non ridere senza farmi sentire dagli altri passeggeri che, da bravi tedeschi, sui mezzi di trasporto non parlano e non fanno alcun rumore molesto. Un caro saluto da Stoccarda e una buona giornata: la mia l’hai già fatta iniziare bene tu.

  9. cavallogolooso says:

    Io fossi il vicino ora ti penserei di più 😀 Comunque è molto interessante, non scherzo. Avendo ora a che fare con un’infinità di ragazze e ragazzine, sia in qualittà di depilate che di depilanti , ne sento a bizzeffe di questa roba e NON-DITE-MAI-TUTTE-LA-STESSA-COSA! 😀 Ovvero… non tutte considerano cortese una certa cosa, o dovuta, piacevole, simpatica, necessaria un’altra. Men che meno sul “si fa così”: ci sono tante differenti opinioni e lasciando perdere quelle convintissime delle depilate, sono differenti anche quelle delle depilanti (tutte diplomate eh, non parlo di improvvisate).
    Faccio però tesoro di ciò che dici riguardo ad alcune accortezze che trovo gentili.

    So queste cose perché faccio fotografia di nudo e si, la “vera professionalità” sta nel diventare Ken, uno che non ce l’ha. Hai queste statue della bellezza che tu hai appositamente (non sono professioniste, chiarisco) chiamato per essere ritratte nude, per essere sexy, sensuali, belle, in una immagine immortale di un momento di quella persona, di quel corpo, che non potrà che decadere: potresti vederle come Di Caprio in “the wolf of wall street” e forse alcune di loro sono così, hanno quei caratteri…

    …a non ha alcuna importanza. Me lo posso anche incatenare e cementare, tu non devi percepire che io sono un essere portatore di pene (maschile singolare – comunque: clitoride è LA per i raffinati e per tutti gli altri è “macchettefrega! va bene lo stesso”) e in effetti si deve poter finire per chiacchierare come al bar, solo che tu sei nuda patocca dalla testa a piedi, non hai peli da nessuna parte sotto il livello delle ciglia e te ne vai in giro per lo studio come se fossi in piazza (cosa che richiede di dare fuoco alle fornaci perché qui siamo nel gelido nordest). Io non lavoro ai nudi con modelle professioniste: ho purtroppo una tara mentale che mi fa percepire il “fai quello che ti pare, tanto mi paghi” che non mi piace affatto. Il professionista sono io: quindi nessuno abituato a mostrare la patata per soldi.

    Il più bel complimento che mi è stato fatto è stato “io non sono così nemmeno nell’intimità, con mio moroso, ma sono stata tranquillissima”. Certo: tuo moroso è importante per te, mi pare naturale 🙂

    Ti assicuro che come maschio è ambigua la cosa: ti senti un po’ gay: quando una donna dice “sei innocuo”, dovrebbe essere un complimento, in qualche modo. Ma sotto sotto … tu vuoi Iron Man, e non Superman, come sai. Per cui devi mettere via questa cosa della virilità e ricordarti che sei al servizio della bellezza, che io trovo incontenibile, quando c’è, inscopabile, la personificazione del concetto di “incommensurabile” in senso letterale.

    In fondo ogni donna, ragazza che decide di posare nuda per me ha la consapevolezza di essere molto bella, ma anche la fragilità di ognuno in una condizione di vulnerabilità così totale. La cosa bella è che dopo un po’ sono come guerriere, come animali meravigliosi che vestono solo della propria bellezza, non di quella che ci ha messo su un pezzo di stoffa.

    Però se passi di la, fuori dalla porta, magari ci senti chiacchierare di gigantesche cazzate e dici “ma… ? WTF ???” 😀

    Tornando alla ceretta, vorrei sapere quando il rapporto depilante-depilata è costante tra le clienti: se una tipa NON è brava a fare le depilazioni si dovrebbe sapere. E’ come un ortodontista che fa pulizie dentali: se ti fa male alle gengive non ci vai. Sarà anche preparatissimo, ma ti fa male.

    Cmq evviva la tua bimba! 🙂 La mia nipotina invece ora va in giro a cercare di toccare il pipi al nonno (che si sganascia scappando) : è la settimana del “chi ha la fuffi e chi ha il pistolino!” (che per lei è “tino” – già parla, quindi va benone).

    E così si cerca di evitare tutti sulla scala del condominio per cose tipo POTY POTY sul pacco dei condomini 😀

  10. La mia prima ceretta inguinale completa, l’ho fatta da un estetista. Sì hai letto bene, senza apostrofo, non ho sbagliato. All’anagrafe è segnalato di sesso maschile, ma il suo interesse (in quel senso lì) per la mia patatina, era pari all’interesse per la stesura dell’intonaco. Uno strappo via l’altro, delicato come una piuma, ha tolto ogni residuo di cera fornendomi una depilazione superlativa. E sì, esperienza fantastica! 🙂

  11. Ma scusate… le donne hanno sempre avuto i peli lì… mai capito il senso di depilarsela tutta tipo bambine… lo trovo maniacalmente inquietante, come una carenza di quella che è stata la nostra pubertà, una voglia freudiana di tornar bambine. E poi questa storia dell’igiene… perchè, significa quindi che una volta depilata tutta, non ci si fa più il bidet? :))

  12. Claudia says:

    Aiuto!!! È quadi l’una di nitte….sono in bagno qui da sola, nel silenzio…e sto ridendo come una pazza!!! Oh mamma…cercherò di dormire…non so se riuscirò 😂😂😂

  13. Anna says:

    Innanzitutto complimenti per il blog, scrivi benissimo e sei molto simpatica.
    Poi… una volta ho imboccato la porta del primo centro estetico che ho incontrato, in una una città che non era la mia, prima di andare al mare. Si è presentato un estetista (senza apostrofo…) decisamente etero. Tipo “romagnolo ballerino di salsa in balera”.
    Un incubo. Ovviamente ho fatto finta di essere a mio agio, ripetendo il mantra “èunprofessionista èunprofessionista èunprofessionista”… Ma è stata una delle esperienze più imbarazzanti della mia vita.

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