Il disconoscitore.

Guardo la mia bambina di due anni che cammina con la pancia avanti, sembra Beetlejuice e infatti è uno spiritello, con la canotta macchiata, così soddisfatta dei suoi rutti, dei suoi sbadigli, è tutta nel suo corpo che è insieme anima, odora di frutta matura, di sottobosco, di selvatico lavato dal temporale e asciugato dal vento. Sarò sempre sua madre, penso. Ci sono ruoli per cui il prefisso ex non vale. Ex figlia per esempio… sarai figlia fino all’ultimo giorno, figlia anche dopo la morte di chi ti ha messo al mondo. Per certi legami non c’è prescrizione mai, oltre il tempo e i fatti della vita. Non si può essere nemmeno una ex madre o padre, né un ex alcolista dicono, se sei alcolista lo sei e basta, puoi solo scegliere di non praticare più. Un ex assassino? Suona scorretto anche questo. Anche di alcune malattie non si può essere ex.

E nelle relazioni? Forse sei ex di qualcuno solo fino a quando pensi che quel qualcuno ti determini nel bene o nel male, ti definisca. Per me è sempre complesso il rapporto con chi è stato e non è più, per questo uso di rado quelle due lettere, non riesco a essere del tutto ex nemmeno di me stessa, della studentessa, della cameriera, della ragazza, della bambina, è tutto ancora lì, da qualche parte. Ugualmente fatico ad accettare che in giro ci siano persone con cui in passato abbiamo condiviso di tutto e oggi non sappiamo nemmeno bene se e come salutarle, incrociandole per strada. Ti guardi con quella vaghezza di sorriso da demenza senile. E tu sei vicina a un’amica che coglie l’imbarazzo e ti chiede: “ma lo conosci?”. L’ho conosciuto, ma poi non l’ho conosciuto più… una formula che in italiano non ha molto senso, me ne rendo conto. Ho conosciuto quella persona che era, quella che è oggi mi risulta del tutto nuova.

Bisognerebbe inventarsi la disconoscenza di amici, amanti, fidanzati. C’è un iter per sbattezzarsi, è sufficiente mandare una mail alla parrocchia di riferimento. Fa ridere, sembra la dissoluzione di un incantesimo via fax. Ma allo stesso modo dovrebbe esistere anche un modulo di disconoscimento, così uno saprebbe, tra le altre cose, come comportarsi in caso di improvviso incontro (non sai mai bene se l’altro non ti abbia vista, non ti abbia inquadrata perché sei invecchiata di merda o ti abbia tolto il saluto per antichi rancori).

La dichiarazione di disconoscimento direbbe: Io … disconosco il/la signor/a… in quanto ne ho frequentata una versione desueta e precedente, inoltre è plausibile che la persona in questione fosse una proiezione della mia mente. Chiedo inoltre che il disconoscimento sia comunicato all’altra parte in causa e, qualora non ci fossero obiezioni, il disconoscimento reciproco sia esecutivo.

Poi arriva la lettera di avvenuta disconoscenza e via, non ci si conosce più, per strada nessuna faccia sfuggente da gatto che fa la pipì, nessuna ambiguità.

Se esistessero le pratiche di disconoscimento sono certa che ne avrei ricevute tante e inviate poche e comunque, se per strada non saluto, è perché sono sovrappensiero, troppo occupata a seguire gli spiritelli che ci saranno sempre e a farmi seguire dagli spiriti che non ci sono più. O forse non vi saluto, bisogna considerarla come possibilità, perché siete invecchiati di merda.

Advertisement
Standard

One thought on “Il disconoscitore.

  1. Luisa says:

    Dichiarazione di disconoscimento…. che idea fenomenale.
    Ma più importante: Andrea Ines ha già due anni!!!! Non ci posso credere. Un abbraccio a tutte e due.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s