Beata ignoranza (un post per prenderci un po’ per l’homeschooling).

Ci sono cose che non volevi sapere della scuola. È caduta la quarta parete, i ruoli sono confusi, non si capisce dove finisce la maestra inizia il genitore continua l’alunno, in una cordata dove tutti hanno bisogno di un insegnante di sostegno. Tu hai bisogno anche di un bidello, non pensavi ti sarebbero mancati così tanto i bidelli, che non ti facevano entrare a scuola, che ti trattavano come un’intrusa. Che tempi meravigliosi, quando ti costringevano a restare sulla porta e salutare la prole giusto con la manina ciao ciao e via. Ora da casa vediamo troppo, tutto, a volte ridi a volte ridi per non piangere, ascolti conversazioni degne di Jonesco, passi le giornate a fare lallalalalala con le mani sulle orecchie per non sentire, per non paragonare i tuoi figli ai figli degli altri, per non fare battute in diretta come quando ti facevi sbattere fuori dalla classe con la tua migliore amica alle superiori.

Vorresti tornare all’alternanza, a quel bel vedo non vedo di un tempo, rivuoi le piacevoli illusioni, rivuoi la maledetta pillola blu di Matrix, vuoi tutto così tanto che a settembre la quarta parete la ricostruirai tu a mani nude, con la malta della tua disperazione e il cemento delle tue bestemmie. Perché imprechi, imprechi molto. Tipo alla quarantesima scheda da stampare, quando è evidente che in pochissimi a casa siano dotati di stampante, cominci a sentirti giù di toner, anche perché i piccoli amanuensi che hai per figli piuttosto di copiare un’altra riga si mangerebbero il quaderno spolpando gli anelli come ossobuchi. Ma poi che problema hanno le mani dei bambini? Perché sono sempre sporche, nere e sudaticce? Tu le lavi le lavi e dopo due minuti sono ricoperte da uno strato di petrolmerda, pronte per vidimare con il timbro della devastazione il prossimo foglio. Perché su Focus fanno ottocentosessanta documentari sui nazisti, sugli egizi nazisti, sugli egizi nazisti alieni e nemmeno una parola sulle manimmerda dei nostri amati ungulati?

Eppure ridi, ridi tantissimo. Hai le tue preferenze tra i compagni dei tuoi figli. Giambeppe lo ami, come non amarlo? Durante una lezione on line sugli insetti, la maestra chiede di fare alcuni esempi. Avendo esaurito zanzare, mosche e compagnia ronzante, a Giambeppe, ultimo nell’elenco, non viene in mente niente. E allora lei comincia a dare suggerimenti come una Clerici che offre l’aiutino: “Spesso entrano in casa, fanno un po’ impressione e puzzano tantissimo” (le cimici, intende la maestra). E Giambeppe, il mio amato Giambeppe, sentenzia: i piedi.

Ridi tantissimo anche con il tuo ex, quello che si è smazzato la prima parte della quarantena con i bimbi in campagna, insieme a nonni e zii e poca connessione, quello che ha impostato le video lezioni, ha cercato di barcamenarsi in chat senza menarsi con nessuno. L’ha fatto seguendo il protocollo di famiglia, ovvero la ratio a catzio. I bambini non hanno più quaderni su cui scrivere? Facciamo i compiti sulla condensa dei vetri. Non hanno più penne? Usiamo il rossetto di nonna. In realtà è stato bravissimo, ma quando ti ha riportato i bambini ed è stato il tuo turno di entrare nelle piattaforme, comprendere la suddivisione delle materie, eri impreparata. Così avete deciso di smezzarvi la burocrazia a distanza, tu dalla città, lui dalla campagna: tu fai le foto dei compiti e lui le carica sul portale in modo che le insegnanti possano correggere tutto ed è subito E.R.: Ci sei? CARICA? LIBERA! CARICA? LIBERA! LA STIAMO PERDENDO, LA CONNESSIONE LA STIAMO PERDENDO!

Quando finalmente comprendi tutte le funzioni di classroom, ti rendi conto che i bambini non hanno rispettato nessuna consegna di religione. E lì riparte Jonesco:

– Padre dei miei figli, hai notato che i nostri ungulati della tribù delle mani nere, Alzata con pugno unto e Due Calzini Puzzolenti, non hanno fatto niente di religione?

– Religione? Quale religione? Non fanno alternativa?

E questo la dice lunga sulla nostra organizzazione punkabbestia e sull’inefficienza dei servizi sociali che non hanno ancora bussato alla nostra porta.

Tra le esercitazioni di religione che bisognerà recuperare al più presto si nasconde un paradossale capolavoro. La punizione per te che un tempo hai scritto un post intitolato “I lavoretti di merda dei bambini” che tanto fece innervosire le mammine e le nonnine e le maestrine pancine. In pratica la richiesta è quella di fare a casa un manufatto per la festa della mamma. E tu sai come andrà a finire quest’anno, che Alzata con pugno unto e Due calzini Puzzolenti, dopo essersi impiastricciati di colla ed essersi appiccicati addosso tutti i gatti di pelo che rotolano nella vostra casa carente di bidelli e pulizie giornaliere, fuggiranno via felpati come kiwi. E tu allora ti ritroverai nottetempo a finire il lavoretto per la tua festa, a scriverci “Sei la mamma migliore del mondo”, a fotografarlo a “Caricare e liberare” sulla piattaforma e finalmente a buttarlo nel cesso a cuor leggero. Con buona pace delle mammine e le nonnine e le maestrine pancine, siete le uniche che si meritano l’homeschooling.

foto: Susanita16114890_10155030335061392_1610204374453763805_n.jpg

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11 thoughts on “Beata ignoranza (un post per prenderci un po’ per l’homeschooling).

  1. DanieleMedici@libero.it says:

    veramente carino

    ho riso molto, sono proprio come te

    con meno ironia e meno capacità di scrivere in modo così divertente

    buona quarantena

    Adel

    >

  2. Molto divertente! E tranne per il lavoretto orrido per la festa della mamma che in terza media mi è risparmiato, aggiungerei solo quando il figlio segue la lezione seduto sul water a fare la cacca e tira lo sciacquone senza il mute… Brava! Forza c’è la di può fare…spero Pamela

    Inviato da iPad

    >

  3. Silvia says:

    Io sono una maestra e ho due figli. Potrei fermarmi qui…
    Passo la mia vita a far fare compiti a quelli che ho in casa e a preparare lavori per quelli che vedo dallo schermo. Quindi connetto, scannerizzo, carico senza soluzione di continuità. E “mamma mi aiuti”, “ mamma non sono capace” mirabilmente uniti con “maestra non hai ancora corretto le operazioni che ti ho mandato da ben trenta secondi”, “maestra quando ci colleghiamo se ti vedo non ti sento, se ti sento non ti vedo e, comunque, se non ti odoro non capisco”
    Con i figli almeno posso sclerare un po’ (che altrimenti non mi riconoscono), con gli altri devo pure comportarmi da presentatrice del telegiornale.

    • Persa says:

      Come ti capisco..
      Stessa situazione, come diceva qualcuno, poteva andarti peggio ed essere rappresentante di classe…Ma anche insegnante/mamma non scherza…

  4. Kati says:

    Ciao
    Molto divertente!!! Per fortuna l homeschooling è tutta un’altra cosa… Questa è la scuola trasferita a casa!!!! Aiuto!
    Complimenti! Kati

  5. I miei lavoretti duravano in casa dal sabato, giorno abituale di ricezione, al lunedì mattina quando il mio babbo, sacco della spazzatura sottobraccio a mo di borsello, usciva per andare al lavoro.
    E , devo ammetterlo, facevano orrore pure a me quei capolavori d’arte economica.
    Molto economica: la mia maestra era tirchia e perfino il portapenne fatto con le mollette per il bucato, secondo lei, prevedeva una spesa troppo alta 😂 😂 😂

  6. Pingback: Enrica Tesio: intervista a una persona bella - megliounpostobello

  7. meravigliosa. sono un’insegnante e rido sotto i baffi, nel mio sadismo, di tutto quello che i genitori finalmente vedono dei loro figli, dopo che per anni non ci han creduto. ti abbraccio. grazie dello squarcio.

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